varie, 4 dicembre 2002
AKSU
AKSU Sezen Saraykoy (Turchia) 13 luglio 1954. Cantante. Compositrice. Produttrice • «Una sorta di mito in Turchia e nell’intera area del vicino e medio oriente, un po’ come Mina qui da noi […] ”Quando andavo alle elementari rammento che la radio trasmetteva spesso le canzoni di una cantante italiana che mi piaceva molto, Rita Pavone. A quell’epoca vivevo già a Smirne, dove i miei genitori, entrambi insegnanti, si erano trasferiti quando avevo solo tre anni […] Fin da piccola sono stata attratta dalla musica. A sedici anni mi sono iscritta a una scuola artistica, ma insegnavano musica classica turca e, sinceramente, a quell’epoca la detestavo. Più tardi ho cominciato a scrivere canzoni da sola e a quel punto ho scoperto che mescolare la tradizione della mia terra con le influenze moderne provenienti dall’Europa poteva essere la strada giusta per inventare una nuova formula. E ha funzionato […] Ho avuto cinque mariti. E tutti di nazionalità diversa: il primo era turco, il secondo tedesco, il terzo jugoslavo, il quarto armeno, il quinto russo […] stato interessante, anche dal punto di vista antropologico, se vogliamo”» (Giulio Cancelliere, ”Oltre” n.3/1999). «Riconoscerla dalle copertine dei dischi è impossibile. Tantomeno dalle foto di scena. A volte, quando decide di andarsene indisturbata per le strade di Istanbul, riesce a passare inosservata persino ai suoi fan […] una trasformista. Per hobby e per necessità. […] Quando alle prime luci dell’alba scende a Oratokoey, ex villaggio di pescatori sulle rive del Bosforo, a Istanbul, proprio sotto la sua villa, la piazzetta è semivuota. Non è una mattiniera. Al contrario, scrive e compone fino al mattino. una tiratardi. Una che se non riesce a mettere su carta le sue idee diventa furibonda, accende la pipa, una sigaretta, poi ingolla un bicchiere di vino o di raki. E alla fine magari scende tra gli amici del proticciolo […] La sua è musica colta, che in Turchia apprezzano soprattutto intellettuali e studenti. Ma ha anche una marcata radice popolare, e questo la rende cara al popolo, che comunque ne riconosce il grande talento […] Prodotto da Goran Bregovic, The wedding and the funeral è stato l’album che le ha spalancato le porte dell’Europa, dopo venticinque anni di trionfi in patria» (Giuseppe Videtti, ”Musica!”20/7/2000).