Guido Tiberga, "La Stampa", 2/12/2002., 2 dicembre 2002
Secondo il professor Giuliano Palmieri, la favola di Biancaneve non deriverebbe da una tradizione bavarese ma veneta
Secondo il professor Giuliano Palmieri, la favola di Biancaneve non deriverebbe da una tradizione bavarese ma veneta. Nel Settecento, quando si esaurivano le miniere di ferro nella zona del fiume Cordevole era abitudine «mandare nelle gallerie una fanciulla bella e nobile per trasmettere le proprie energie vitali alla Terra». I nani sarebbero gli uomini di bassa statura spediti nei cunicoli a scavar minerali, la strega il personaggio di una leggenda trevigiana che narra di una fattucchiera assassina, la mela è un frutto molto diffuso in Veneto. La pozione magica sarebbe a base di «aconito mapello»,pianta velenosa, priva di sapore, chiamata ancora oggi «erba della vecchia della montagna».