varie, 3 dicembre 2002
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Fierro Aurelio
• Montella (Avellino) 13 settembre 1923, Napoli 11 marzo 2005. Cantante. «[...] Con la sua faccia bonaria, rotonda e sorridente, l’onnipresente cappellino a tese corte, Aurelio Fierro ha rappresentato una simpatica e appassionata cartolina della canzone napoletana. [...] già nel 1951 aveva ottenuto un contratto con la casa discografica Durium, la stessa per la quale Roberto Murolo ha inciso la maggior parte dei suoi capolavori. Fierro era arrivato al successo conquistando il popolo di Napoli attraverso le feste di piazza, le trionfali Piedigrotte di quei tempi, il luogo prediletto dagli autori per lanciare una nuova canzone, e il primo a credere in lui fu il leggendario Pasquariello. Nel 1954 arrivò il primo successo nazionale, ovvero Scapricciatiello, una canzone smargiassa e scanzonata, perfetta per definire quella che negli anni sarebbe stata la sua maschera più tipica. Nel 1956 vinse il festival della canzone napoletana con un altro suo cavallo di battaglia, Guaglione, che ebbe un successo travolgente in Francia nella versione di Dalida intitolata Bambino. In quegli anni Fierro effettuò anche delle felici tournèe in America, tanto che per qualche tempo fu chiamato con l’appellativo di ”Mr.Guaglione”. Partecipò più volte a Sanremo, una volta in coppia con Gino Bramieri per interpretare la surreale Lui andava a cavallo, al festival di Napoli era praticamente di casa, e i suoi migliori successi erano sempre sulla falsariga di quelle svagate e ironiche canzoni che si richiamavano con leggerezza alla grande tradizione della macchietta napoletana. Fierro in un certo senso era un ”macchiettista” sui generis, un cantante generoso e cordiale, fortemente comunicativo. Meno di altri si adattava al senso tragico di molta tradizione classica, nella quale era surclassato da voci molto più autorevoli come quelle di Sergio Bruni e Roberto Murolo, ma che nella canzone leggera esprimeva il meglio di sé, grazie a una voce morbida, accattivante, perfetta per ritratti maliziosi e disincantati come Lazzarella (sulla quale si costruì anche un ”musicarello” come si chiamavano a quei tempi i film realizzati intorno al successo di una canzone) o per autentiche gag come la famosa A pizza che portò al successo nel 1966 al festival della canzone napoletana, addirittura in coppia con Giorgio Gaber. Quella frase: ”ma tu vulive ’a pizza, ’a pizza, ’a pizza, c’a pummarola n’coppa” rimase a lungo la sua proverbiale sigla. Malgrado questa giocosa attitudine, Fierro è stato spesso interprete della tradizione classica, ha cantato le più famose canzoni della sua città, e le ha divulgate in molte parti del mondo. E proprio all’amore profondo per questa tradizione si era dedicato intensamente nell’ultima parte della sua vita promuovendo iniziative caparbiamente decise a proteggere il patrimonio della cultura napoletana. Fu anche consigliere comunale della Dc e in questo ruolo tentò di creare istituzioni permanenti, soprattutto un museo della canzone napoletana, più volte annunciato e mai portato a termine. [...]» (g. c., ”la Repubblica” 12/3/2005). «Era il simbolo dell’acquerello napoletano, la Napoli cuore in mano, sole, amore, pizza e Vesuvio. I suoi cavalli di battaglia, eseguiti sempre con grande enfasi e con le tecniche tipiche del bel canto all’Italiana erano quelli di una Napoli ma anche di una Italia che rinasceva e ricominciava al suono di Scapricciatiello, Guaglione, Lazzarella. La sua è stata una carriera orgogliosamente vissuta nel segno della tradizione classica napoletana esportata in tutto il mondo con tournée in Francia, Australia, Brasile e Stati Uniti. Ma se sulla scena e nel video Fierro era il simbolo della bonomia, della paciosità partenopea, in realtà aveva un carattere fiero e orgoglioso. Protagonista di vari festival di Sanremo e di quelli assai più turbolenti della canzone napoletana, volle a un certo punto buttarsi nella politica: nel 1970 fu eletto consigliere comunale di Napoli (secondo assoluto come preferenze). E in questa veste si battè a lungo per i problemi artistici della città riuscendo a far restaurare il teatro Mercadante come sede stabile della canzone napoletana. Quando, in seguito a problemi di ordine pubblico, il festival della Canzone napoletana venne abolito, lui iniziò una battaglia culminata nell’occupazione della sede Rai. Nello stesso anno si candidò alla Camera, ma non viene eletto. Nel ’75 fu anche dietro le quinte di Sanremo, in una strana edizione disertata dalle case discografiche. Le eminenze grigie di quel Festival erano lui e l’assessore Napoleone Cavaliere. Secondo leggenda furono i due a decretare la vittoria di Rosangela Scalabrino in arte Gilda con il brano Ragazza del Sud. Fierro fu insomma cantante, attore, caratterista e in certo senso uomo di potere, capace di passare dai matrimoni ai roof garden, dal teatrino di quartiere alla ribalta patinata» (Mario Luzzatto Fegiz, ”Corriere della Sera” 12/3/2005). «[...] è stato uno degli interpreti della canzone napoletana più famosi al mondo. [...] testimone di una stagione artistica d’oro che ha visto tra i protagonisti cantanti come Renato Carosone, Sergio Bruni e Roberto Murolo. Aurelio Fierro aveva caratteristiche artistiche uniche che derivavano da un certo tipo di varietà sofisticato e, a suo modo, elegante. Le sue innegabili doti vocali gli consentirono di raggiungere, in maniera quasi istantanea, una popolarità travolgente. Arrivato a Napoli per studiare ingegneria, vinse un concorso per voci nuove e già nel ’57 tutti cantavano Guaglione con la quale aveva vinto il Festival di Napoli. In seguito Aurelio Fierro partecipò a tutte le altre edizioni della manifestazione vincendone diverse. Una volta si presentò cantando ’A pizza in coppia con Giorgio Gaber. stato molte volte al Festival di Sanremo e tra i suoi motivi più celebri ci sono Lazzarella e ’A Sunnanbula due canzoni del 1957. E quelli furono anche gli anni del cinema: fu interprete di diversi film nei quali interpretava praticamente se stesso, un personaggio gioviale e di talento con un carisma tutto partenopeo. Negli anni ’70 è stato consigliere al comune di Napoli. Negli ultimi anni aveva aperto un paio di ristoranti tipici nel cuore della città ed al Vomero. Alla sua attività di cantante aveva aggiunto quella di curioso etnomusicologo specializzato in tradizioni partenopee e non aveva mai perso la voglia di esibirsi. Innumerevoli le tournée in tutto il mondo, una delle ultime in Giappone dove è stato accolto con grande calore. Tra le ultime performance del cantante, la partecipazione al film Aitanic di Nino D’Angelo. [...]» (Biagio Coscia, ”Corriere della Sera” 12/3/2005).