varie, 3 dicembre 2002
DANIELI Isa
DANIELI Isa (Luisa Amatucci) Napoli 13 marzo 1937. Attrice • «Non che a Isa Danieli faccia tanto piacere che Reginella, il suo personaggio in Capri, l’abbia resa popolarissima. “[...] che dopo 55 anni di teatro e cinema, la grande riconoscibilità mi sia arrivata dalla tv mi dà un po’ di amarezza. Mi consolo pensando che chi mi ferma per strada per dirmi: ‘Signora, che brava!’, verranno poi a vedermi pure in palcoscenico. Non è una certezza. È una speranza”. Napoletana, erede di una famiglia di artisti, la madre Rosa Moretti fu una delle voci più belle della radio, il padre Renato Di Napoli, attore di una dinastia d’attori, Isa Danieli si definisce: “Una figlia dell’amore”. Il suo vero nome, infatti, è Luisa Amatucci, quello del marito separato della madre, un nome che toccava ai figli nati nel matrimonio quando il divorzio non c’era: “Per anni sono stata circondata da un silenzio assordante sulle mie origini”. Di farsi chiamare Isa Danieli lo scelse intorno ai diciott’anni, mentre era a lavorare all’Eliseo di Roma: “Abitavo in periferia, prendevo l’autobus per arrivare in teatro, e tutti i giorni, a una fermata, vedevo un negozio d’antiquariato che esponeva oggetti bellissimi sotto l’insegna ‘Danieli’. È così che mi voglio chiamare, pensai, e lo dissi all’amministratore. Ma dovetti aspettare la nuova stagione perchè non si poteva cambiarmi il nome sul cartellone”. Debutto con la madre a 13 anni nelle sceneggiate, al teatro Lopez di Pozzuoli, con camerini che grondavano acqua. Due anni dopo, l’ingresso in un piccolissimo ruolo nella compagnia di Eduardo De Filippo, con Napoli milionaria. “Gli avevo scritto una lettera ma non mi facevo illusioni. Invece mi chiamarono. La soggezione mi paralizzava. Alle prove restavo immobile finchè Eduardo non mi rimproverò: ‘Piccere’, tu ’sta parte la devi sbronzoliare!. E non pensare che io sono Eduardo De Filippo! Pensa che io sono quella che non è potuta venire alle prove, ma che stasera in palcoscenico starà là, vicino a te’. Ubbidii come potevo e la parte fu mia”. Di Eduardo Isa Danieli ricorda le grandi risate che le faceva fare quando, alle prove, interpretava tutti i personaggi ma anche l’ostinazione con cui la relegò per anni nei ruoli di camerierina. Il rapporto è andato avanti tra alti e bassi finchè Eduardo è stato in vita. “Qualcosa gli ho anche dato - dice - ma soprattutto ho avuto tanto, compresi due regali inaspettati». Il primo fu quando Eduardo la volle come aiuto regista al Piccolo di Milano per Ogni anno punto e daccapo, il secondo quando le diede la commedia Bene mio, core mio e andò a ringraziarla per averla fatta come lui l’immaginava. Ma non c’è solo Eduardo nella lunga carriera di Isa Danieli. Lina Wertmüller è l’altro grande nome dello spettacolo con cui ha stabilito un sodalizio, da Film d’amore e d’anarchia del 1973 fino a Ferdinando e Carolina del 1999, passando per Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti che le fece vincere un Nastro d’Argento. “Ha una intelligenza da paura, Lina, e uno straordinario talento nel guidare gli attori. Con lei ho fatto il mio cinema migliore anche se quello che più mi ha emozionato è stato Maccheroni di Scola dove mi sono ritrovata sullo stesso set di due dei miei miti: Marcello Mastroianni e Jack Lemmon. Non riuscivo a convincermi che fosse vero”. Il terzo nome è quello di Annibale Ruccello, l’autore napoletano morto giovanissimo più di vent’anni fa che le regalò Ferdinando, un testo teatrale che ha portato in scena più di una volta, con grande successo. “Quando lavoravo con De Simone in La Gatta Cenerentola c’era questo ragazzo che girava intorno . Gli chiesi di scrivere una commedia per me e non ci pensai più. Venti giorni dopo mi diede Ferdinando. Era perfetta. La sera che è morto in un incidente d’auto stava venendo a cena da me”. E adesso? “Lavoro molto bene con Cristina Pezzoli con cui sto facendo Madre Coraggio, il terzo Brecht della mia carriera, quello più difficile”. Con lei, in questa compagnia, anche il marito, Gigi Esposito, direttore di scena, che ha vent’anni di meno e ha sposato due anni fa, dopo 24 di convivenza. “Non volevo. Non volevo. Non volevo. Alla fine, però, ho ceduto. Era ridicolo continuare a rifiutarmi”» (Simonetta Robiony, “La Stampa” 5/3/2008). «Figlia d’arte, debutta giovanissima, a solo quindici anni, nella compagnia di Eduardo, con il quale avrà un rapporto lungo ed estremamente formativo., alternato all’esperienza, faticosa ma non meno utile, dell’avanspettacolo: impara, così, a ballare e a cantare, e soprattutto a tener testa ai pubblici più eterogenei ed esigenti. In tal senso, le servirà molto anche il lavoro con Nino Taranto. Poi di nuovo Eduardo e, nel 1976, La Gatta Cenerentola di Roberto De Simone e l’interpretazione – davvero da antologia – del celeberrimo ruolo della prima lavandaia […] Il tratto fondamentale del suo carattere, la voglia di rimettersi sempre in discussione e di tentare sempre nuove strade. Ed è per ciò che, pur profondamente radicata nella tradizione, diventerà l’autentica musa della nuova drammaturgia napoletana» (e.f., Dizionario dello Spettacolo del ’900, a cura di Piero Gelli e Felice Cappa, Baldini&Castoldi 1998). «Vac’ ’o Trianon. Vado al Trianon. Così mi salutava mia madre, Rosa Moretti, quando io ero piccola e lei andava a fare la cantante o l’attrice di sceneggiata al Trianon […] Qualche volta ci sono anche stata dentro, parcheggiata con affetto nei camerini, al Trianon. Rammento che gli spazi riservati agli artisti erano proprio a ridosso del palcoscenico. Ho sentito l’odore delle pareti, il suono degli spettacoli, il trantran delle compagnie. Era una sala, il Trianon, non migliore o peggiore di altre, ma era di sicuro una culla della buona tradizione canora e rivistaiola. Mia madre vi interpretava i suoi numeri in varietà dove figuravano comici del calibro popolare di Trottolino. E per un periodo fu primattrice-cantante nella compagnia Cafiero-Fumo, con cavalli di battaglia come L’ultima tarantella, Zampugnaro innamurato, ’A legge, Lacrime napulitane. Era sempre un repertorio rigorosamente napoletano» (Rodolfo Di Gianmarco, “la Repubblica” 1/12/2002). Eduardo la scoprì ragazzina. «Ho debuttato con lui a 16 anni. Io già da due anni recitavo nella sceneggiata con mia madre. Poi un giorno, sentendo tanto parlare di questo Eduardo, gli inviai una lettera con foto per chiedere di lavorare con lui. Mi chiamò dopo una settimana e mi fece debuttare la sera stessa, perché un’attrice si era ammalata. Ricordo ancora il silenzio sacrale quando si aprì il sipario: un’emozione che non scorderò mai più. Da lì rimasi 18 anni nella sua compagnia, diventando pian piano la protagonista di opere come Filumena Marturano e Napoli Milionaria. Ogni tanto però scappavo [...] Con Eduardo a volte litigavo: io ero ribelle, lo rispettavo, ma non avevo timori reverenziali come gli altri. [...] Così andai a fare l’avanspettacolo, imparando a ballare e cantare; poi incontrai De Simone che aveva appena scritto La gatta Cenerentola e che mi volle nel ruolo della lavandaia. Poi entrai in compagnia con Nino Taranto e a 37 anni incontrai la Wertmüller: nacque un grande amicizia e fu lei che mi fece diventare una primadonna con un grande successo teatrale Amore e magia nella cucina di mamma. Recitai anche in diversi suoi film [...] Strehler? Un grande incontro, ma troppo breve, purtroppo. Lavorai con lui ne ’’anima buona di Sezuan di Brecht: mi voleva per due anni, io invece potevo solo tre mesi. Poi incontrai il grande Glauco Mauri e con lui interpretai un altro Brecht Puntila e il suo servo Matti. [...]» (Angela Calvini, “Avvenire” 25/10/2004).