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 2002  dicembre 03 Martedì calendario

Aguirre Javier

• Città del Messico (Messico) 1 dicembre 1958. Calciatore. Allenatore. Dal 2006 sulla panchina dell’Atlético Madrid. Ai mondiali del 2002 guidò il Messico che nella prima fase fece 1-1 contro l’Italia (pareggio di Del Piero nei minuti finali) per essere poi eliminato dagli Stati Uniti nei quarti di finale. Alle spalle una buona carriera da centrocampista (50 presenze in nazionale, ha giocato anche in Spagna con l’Osasuna), con il Pachuca ha vinto nel 1999 il titolo messicano. di origine basca. «’I miei sono emigrati in Messico dal nord della Spagna nel 1950, mio padre lavorava la terra, mia madre era insegnante di piano, a casa eravamo sette figli, si faticava a trovare il pane, per me stare dalla parte di chi lavora non è difficile”. […] Era in squadra con Hugo Sanchez nel mitico Messico, guidato da Milutinovic, che ai Mondiali dell’86 uscì nei quarti, ai rigori contro la Germania. ”Più che una squadra era una locura, un insieme di pazzi e di talenti, mi ricordo di come mi stressava Cruz, sempre fissato che Dio era al suo fianco, che non bisognasse né bere, né fumare, ci leggeva la Bibbia anche di notte, pretendeva che pregassimo e poi c’era Hermosillo, che in giardino s’era messo un leone, per riprendersi dal fatto che la sua fidanzata l’aveva lasciato. Però da giocatore ho imparato a rispettare i ladri e i poveri […] Se devo scegliere un allenatore che mi piace dico Van Gaal per il suo carattere forte e come giocatore Zidane per l’umiltà”» (Emanuela Audisio, ”la Repubblica” 20/5/2002). «Il subcomandante Javier Aguirre non fuma la pipa e, in panchina, non indossa il passamontagna. [...] tutto il mondo lo conosce per essere stato allenatore della sua nazionale ai Mondiali del 2002 ma è passato del tempo. Adesso guida l’Osasuna, squadra di Pamplona [...] ”El vasco Aguirre”, come lo chiamano per la provenienza euskera dei suoi antenati, non ha bisogno di procuratori e mediatori per far arrivare il suo nome sulle scrivanie importanti. [...] Tutti giocano, nessuno è indispensabile. Aguirre, a volte, di partita in partita cambia anche sette o otto titolari. [...]» (Bruno Ofiuco, ”il manifesto” 10/11/2005).