ìla Repubblicaî 28/11/2002, 28 novembre 2002
Il poliziotto di quartiere interverrà sulle emergenze (uno scippo, un furto, il piccolo spaccio), annoterà e segnalerà movimenti sospetti, soprattutto alimenterà «la fiducia e la confidenza con i cittadini»
Il poliziotto di quartiere interverrà sulle emergenze (uno scippo, un furto, il piccolo spaccio), annoterà e segnalerà movimenti sospetti, soprattutto alimenterà «la fiducia e la confidenza con i cittadini». L’esperimento comincia il 16 dicembre in 28 città, alla fine della prima fase (entro giugno 2003 saranno state coinvolte tutte le 103 province) saranno valutati i risultati e le modifiche. Ogni centro sarà suddiviso in grandi aree che non sempre coincidono con il quartiere. La sperimentazione prevede in media «una pattuglia ogni 10 mila abitanti» nei centri più grandi e di «1 ogni 25 mila in quelli più piccoli». [11] Claudio Giardullo, segretario del sindacato di polizia Silp-Cgil: «Il poliziotto di quartiere è la risposta giusta per migliorare l’efficacia del controllo del territorio e per rispondere al sentimento di insicurezza dei cittadini [...] La sicurezza è una questione nazionale che va applicata localmente e trattata guardando al territorio. Un sistema integrato di vasi comunicanti e non di mondi separati. Il nuovo bobby, che non solo ”occupa” ma ”conosce” il territorio, è la sintesi dell’agente statale ma locale».