Maria Corbi, "La Stampa" 27/11/2002, pagina 26, 27 novembre 2002
Fernanda Gattinoni, che negli anni Venti fu apprendista di bottega a Londra presso l’atelier di Moulineaux, sarto della casa reale
Fernanda Gattinoni, che negli anni Venti fu apprendista di bottega a Londra presso l’atelier di Moulineaux, sarto della casa reale. Guardò dal buco della serratura la futura regina Elisabetta che faceva prove di portamento con un libro in testa. Vestì Margareth d’Inghilterra e Diana, che però preferiva andare nella boutique: «Una donna che mi sarebbe piaciuta, l’ho capito subito quando l’ho vista in un filmato scendere da una macchina con uno scatto delle gambe nervose. Un misto di fragilità e sincerità. Peccato che andava da sola in negozio». Non ebbe mai simpatia per la duchessa di Windsor, l’avventuriera che sfilò il fidanzato, re Edoardo VIII, a un’amica mentre questa era ricoverata in una clinica. Fece abiti per le aristocrtiche, le mogli e le amanti dei gerarchi, le dive del grande schermo. Anna Magnani voleva solo il nero. Liz Taylor voleva brillare: più le cose gli andavano male in amore più esigeva abiti travolgenti. Creò i modelli stile impero per Audrey Hepburn in "Guerra e pace". Vestì Lucia Bosé, Silvana Mangao, Kim Novak, Ava Gardner, Gina Lollobrigida. Ma l’attrice più amata fu Ingrid Bergman, portata in atelier da Roberto Rossllini: «Lei viveva nell’ossessione che lui non mi pagasse i conti». Anche Evita Peron volle un tailleur firmato Gattinoni: «Una donna elegante forse per i parametri sudamericani. Anche d’estate voleva una stola di pelliccia perché non sapeva mai dove mettere le mani». Disegnò l’abito di nozze di Maria Josè di Savoia: il giorno del matrimonio si accorse che le maniche erano troppo strette, le strappò e per coprire le braccia fece indossare alla principessa dei guanti lunghissimi. E creò uno stile.