Varie, 28 novembre 2002
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Adams Patch
• (Hunter Doherty Adams) Washington (Stati Uniti) 28 maggio 1945. Medico • «Il guru della comico-terapia, il leggendario medico cui Robin Williams ha prestato la faccia in un film dedicato alla sua vita. […] In quarant’anni di viaggi intorno al mondo ha portato la sua filosofia del “ridere per vivere” e il suo contributo di grande medico e di grande clinico ovunque si soffrisse» (Renato Caprile, “la Repubblica” 27/2/2002) • In Kosovo, nel 1999: «Con la sua faccia da hippy invecchiato, i baffi grigi sotto la pallina rossa in punta di naso, le brache immense e un pesce di plastica in mano, ha attraversato le tendopoli come un folle. Con lui 10 americani, 6 austriaci e un italiano […] Dopo aver dormito con gli altri all’ostello – cinque in una camera – monta sul torpedone verso i campi profughi […] Chiede ai bambini di cantare una filastrocca, una delle loro. In risposta tutti puntano le dita a V, scandendo l’inno dell’Uck, braccio armato del governo kosovaro. “Non conoscono una canzone per bambini?”, chiede agli adulti che lo circondano» (Claudio Lazzaro, “Sette” n.28/1999). In Afghanistan, nel 2002: «Non è riuscito a strappare un solo sorriso nonostante la vistosa palandrana da clown, i larghi pantaloni multicolori, il pullover rosa fucsia, i lunghi capelli bianchi e blu, i baffi a manubrio e gli occhiali da Arlecchino. Quei bambini stavano troppo male e in quel lazzaretto che è l’Indira Gandhi Hospital di Kabul, c’era troppo dolore perché qualcuno trovasse la forza di ridere. E´ finita che si è messo a piangere lui […] La vistosa comitiva - trentasei persone in tutto - era arrivata a Kabul da pochissime ore, dovevano prendere contatto con la burocrazia afgana per i necessari permessi prima di decidere come e dove muoversi. Ma lui come sempre ha voluto fare di testa sua. Voleva vedere l’ospedale pediatrico e ha convinto Stefano Moser, l’ideatore del progetto e leader del gruppo “Una strada per la pace”, a presentarsi all’Indira Gandhi così per tastare il terreno: “Più di mandarci via non possono...”. E così alle 12 in punto quest’omaccione di sessantacinque anni, alto quasi due metri, con la sua mise da pagliaccio, ha fatto irruzione nell’ospedale. Mustafa Maraj il primario, lo ha accolto senza tanti problemi. Non sapeva assolutamente chi fosse quello strano signore, ma lo ha ascoltato con grande attenzione. […] Lo ha messo al corrente di tutto […] “Mi faccia una lista di ciò che le serve - lo ha interrotto Adams - le prometto che quando torno in America mi occuperò personalmente della cosa. Ci sono tonnellate di materiale sanitario a New York che non aspettano altro che di essere spedite. Io non ho aerei, ma chiederò a qualcuno, ai militari perché no?, di darci una mano, insomma in qualche modo faremo. Ha la mia parola. Mi dia il suo numero di fax”. “Non abbiamo fax”. “Mi dia allora il suo numero di telefono”. “Non abbiamo nemmeno il telefono”. “E allora le do i miei numeri e l’autorizzo a chiamarmi e a dirmi se non avrò mantenuto la parola: ‘Hei Patch, allora sei davvero un pagliaccio!’”» (Renato Caprile, “la Repubblica” 27/2/2002).