Varie, 27 novembre 2002
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Ackerman Michael
• Tel Aviv (Israele) 3 settembre 1967. Fotografo • «Astro nascente della fotografia d’autore […] A farlo conoscere al mondo, qualche anno fa, un progetto di ricerca su Benares, in India, città santa sul Gange dove ogni indù ambisce a spegnersi per mettere fine al ciclo delle reincarnazioni. Titolo: End Time City. Grazie al celebre talent scout francese Christian Caujolle, nome storico dell’agenzia Vu, arrivò la consacrazione […] Fotografare la realtà significa per lui ritrarne la percezione attraverso la rarefazione degli elementi: “Le mie prime immagini erano più ricche di dettagli, metaforicamente parlando erano immagini più grandi, abbondanti di informazioni. E queste informazioni contenute nella fotografia sono poi diventate limiti per me. Così mi sono spinto verso l’essenzialità di immagini meno dettagliate e più aperte all’interpretazione di chi le osserva. No so quanto questo processo sia stato consapevole, ma ricordo di essermi reso conto, un giorno, delle enormi possibilità offerte dal “nulla” ritratto in fotografia. Le mie immagini sono diventate ritratti di niente in particolare: quasi niente, o qualcosa di estremamente piccolo, solo apparentemente insignificante […] Questo approccio le rende più difficili da interpretare. Contemporaneamente, però, riducendole all’essenziale, cerco di abbattere le barriere culturali che allontanano dall’opera d’arte […] La luce è importante e io la manipolo pesantemente. È una forza fondamentale, ma non la considero il mio ‘soggetto’. Credo invece che l’enfasi su di essa derivi dall’uso che ne faccio: elimino molta luce dai miei soggetti, così l’attenzione finisce per cadere dove non ce n’è […] Capita spesso che ciò che non voglio vedere sia tanto importante nell’economia dell’immagine da farla apparire buia, ‘notturna’”» (Alessandro Scotti, “Io Donna” 22/9/2001).