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 2002  novembre 26 Martedì calendario

Schuessel Wolfgang

• Vienna (Austria) 7 giugno 1945. Politico • «Da ministro degli Esteri, aveva negoziato l’ingresso dell’Austria nell’Unione europea. Da primo ministro, invece, l’ha quasi fatta uscire. Non nella sostanza, ma nella forma: per l’alleanza con l’estrema destra xenofoba, attirò sul suo Paese le sanzioni diplomatiche degli altri 14 Paesi dell’Ue, l’imbarazzo dei colleghi ai vertici, i giudizi pesanti della comunità internazionale. Ambiziosissimo uomo del centro popolare, voleva diventare cancelliere, e ci riuscì. Anche se non era ancora il suo tempo, anche se doveva ottenere gli onori ma non l’onore. Accadde con le legislative del 1999, una tornata elettorale che lo vide posizionato al terzo posto, sorpassato per qualche centinaio di voti da Joerg Haider. Il peggior risultato dei popolari nel dopoguerra, appena il 26,9 per cento dei voti. Eppure lui riuscì a ribaltare le posizioni. Giocatore di poker freddo e calcolatore, definì una strategia che in quattro mesi e infinite mosse lo portò al cancellierato. Lasciò cadere ogni possibilità di allearsi - come era stato per quarant’anni - con la sinistra che aveva vinto le elezioni: non gli sarebbe toccato il posto di primo ministro, e lui quello voleva. Così scelse l’estrema destra e non si curò di null’altro. Haider era stato la rivelazione delle urne, lui aveva preso meno voti di lui ma era presentabile. L’Austria voleva cambiare, la coalizione rosso-nera si era logorata e dalla Carinzia arrivava un vento fresco che seduceva. Le trattative per formare il nuovo governo durarono da ottobre a Carnevale. Il presidente austriaco, Thomas Klestil, accettò il nuovo governo con manifesto ribrezzo - e rifiutò di stringere la mano a Haider. Persino il Ballo dell’Opera - il grande appuntamento mondano di Carnevale che vede riunito il jet set europeo - fu boicottato dagli habitué che non volevano mescolarsi ai viennesi in disgrazia. Succedeva nel febbraio 2000. Sembra così lontano, tutto ciò. [...] Nel 2002 ha vinto a piene mani e il suo viso minuto e ossuto era illuminato da una nuova felicità. ”Possiamo festeggiare”, si è limitato a dire ai suoi sostenitori che lo acclamavano nel quartier generale del partito. Questa volta ha ottenuto il cancellierato senza doversi piegare a odiose alleanze. Ha puntato l’intera sua posta politica e, tra lo stupore di chi in questi anni lo ha criticato ma anche di chi lo ha sostenuto, ha vinto. [...] E’ riuscito a domare Haider, e questo l’ha riscattato dal passato. Di quei due anni e mezzo di governi non ha conservato neppure il celebre papillon – ”ne ho una collezione di oltre cento pezzi”, amava ripetere - che non dismetteva mai. Ora porta cravatte, anche rosse [...] Ha ottenuto tutto quello che un politico austriaco può desiderare. E’ stato deputato dal 1978 al 1989, anno in cui è entrato nel governo come ministro dell’Economia. Convinto europeista, è diventato ministro degli Esteri nel 1995, poi vice cancelliere e cancelliere. Nel suo partito, l’Oevp, è diventato numero due nel 1987 e presidente nel 1995. Gli austriaci lo chiamano ”il cancelliere che tace”, perché non hai mai detto una parola di troppo. Si riconoscono in lui, che è un moderato e un cattolico praticante, suona il pianoforte e va in montagna. Apprezzano la riservatezza della famiglia - la moglie è una psicoterapeuta, i due figli sono già adulti - e guardano esterrefatti, ma ammirati, la sua capacità di capovolgere le situazioni. Per questo l’hanno plebiscitato» (Marina Verna, ”La Stampa” 25/11/2002).