Varie, 26 novembre 2002
Tags : Kjetil André Aamodt
Aamodt KjetilAndre
• Oslo (Norvegia) 2 settembre 1971. Ex sciatore. Ritiratosi nel 2007. Vinse 8 medaglie olimpiche: 4 ori (superG 1992, 2002 e 2006, combinata 2002), 2 argenti (discesa e combinata 1994) e 2 bronzi (gigante 1992 e superG 1994). 12 le medaglie conquistate ai mondiali: 5 ori (gigante e slalom 1993; combinata 1997, 1999 e 2001), 4 argenti (superG 1991, combinata 1993, gigante 2001, discesa 2003), 3 bronzi (superG 1996, discesa 1999, combinata 2003). Sono 14 gli anni trascorsi dal primo oro olimpico, in superG ad Albertville: quel giorno, il 16 febbraio 1992 e soli 20 anni e 6 mesi Aamodt diventò il più giovane della storia a vincere il titolo. A 34 anni e 5 mesi, Kjetil Andre diventa anche il più vecchio a riuscirci. Nessuno, prima di Aamodt in SuperG, aveva mai vinto 3 ori ai Giochi nella stessa specialità dello sci alpino. E solo uno sciatore, prima di lui, in passato era riuscito a confermare il titolo maschile: Alberto Tomba nell’88 e ”92 in gigante. Vinse anche la coppa del mondo generale (1994), quella di SuperG (1993), quella di Gigante (1993), quella di Gigante (2000) • «[...] la storia è proprio bizzarra ed Aamodt ne è l’esempio classico. Fra Olimpiadi e Mondiali il norvegese ha vinto come nessun altro (20 medaglie) ma non è riuscito a contraddistinguere un’epoca dello sci. Altri da lui battuti, come Girardelli, Tomba e Maier sembrano occupare pagine più importanti del libro dello sci alpino forse perché sono stati più personaggi, hanno saputo più di Aamodt eccitare la passione e la fantasia della gente. Forse serve la polvere del tempo per capire quanto è stato grande, quanto con le sue prestazioni ha alzato il livello di tutto il Circo Bianco. [...]» (Pierangelo Molinaro, ”La Gazzetta dello Sport” 8/1/2007) • «Se avesse praticato l’atletica, la sua specialità sarebbe stata il decathlon. Se, invece, avesse preferito nuotare, lo avremmo visto in gara nei 400 misti. Però ha scelto lo sci alpino, divenendone uno dei campioni più completi e vincenti […] ”Per un norvegese, è naturale praticare sport invernali. Nello specifico, è stato mio padre il mio primo maestro ed è stato lui anche il mio primo allenatore quando ho cominciato a gareggiare. Però, non credo di essere immodesto se dico che buona parte del merito dei risultati che ho ottenuto è mio. Mi sono sempre allenato duramente, senza mai perdere di vista gli obiettivi, curando l’attitudine mentale oltre alla preparazione fisica”» (Daniele Bresciani, ”Sportweek” 23/11/2002) • «[...] Mi chiamavano Baby Shark, cioè piccolo squalo. Perché la mia faccia sembra sempre quella di un bambino, ma sotto sotto sono aggressivo e quando sento la preda, la medaglia, so diventare davvero cattivo [...] La mia preferita è quella d’oro in slalom nel ”93, a Morioka [...] se penso a quanta pressione sono riuscito a sopportare lì, con tutte le aspettative che si concentravano su di me. E poi l’ho vinta in una disciplina che considero la più difficile, almeno per me, davanti a Girardelli. Quella è stata ancora più speciale perché mi ha aiutato a uscire da un periodo nero [...]» (Marisa Poli, ”la Gazzetta dello Sport” 29/1/2005) • «[...] Che fosse forte l’avevano capito nel ”90, quando ai Mondiali giovanili vinse due medaglie d’oro nella velocità e due argenti negli slalom. Un fenomeno. Suo padre Finn l’aveva portato a sciare da bambino nei fine settimana fuori Oslo. ”Ci allenava moltissimo - racconta Kjetil -. Infatti mia sorella Ann Kitrin a 18 anni si è nauseata mentre io sono andato avanti solo perché mi divertivo più che a scuola”. [...] Prima delle Olimpiadi di Albertville, nel ”92, gli venne la mononucleosi: perse 11 chili ma dopo un mese e mezzo vinse la medaglia d’oro in SuperG, primo norvegese in 40 anni di sci alpino. [...]» (Marco Ansaldo, ”La Stampa” 19/2/2006) • Deborah Compagnoni: «[...] Forse soltanto Girardelli regge il confronto nel tempo con questo campione norvegese, che però si dimostra ancora più longevo. Il suo segreto? Credo che siano tanti. Intanto Aamodt ha sempre saputo gestirsi al meglio, allenandosi con la piccola Nazionale norvegese ma anche facendo dei lavori personalizzati. un atleta molto riservato, che non viene distratto da nulla. Poco personaggio? Forse, ma fa parte del suo carattere e in fondo è anche uno dei motivi per cui ha saputo resistere tanto tempo ai vertici. [...] Aamodt è sempre stato freddo e misurato, come tanti nordici. Ricordo che all’inizio della sua carriera era seguito negli allenamenti dal padre e già allora dimostrava grande tranquillità e resistenza allo sforzo. Ha sempre fatto tutte le discipline, dallo slalom alla libera, rivelandosi uno dei più grandi polivalenti di sempre. Questo gli ha dato anche molta esperienza e capacità di gestire bene gli imprevisti [...] In passato qualcuno lo aveva sospettato di doping: la muscolatura delle gambe di Aamodt aveva scatenato qualche velata accusa. [...] ha una struttura fisica particolare, da brevilineo, per cui il lavoro muscolare sulle gambe si nota subito, e poi è davvero difficile che un atleta ”dopato’ resti così a lungo fra i migliori. Io credo piuttosto che le armi in più di Aamodt siano il suo grande amore per lo sci e la serenità con cui sa gestire la propria vita di atleta e anche quella privata [...]» (’La Stampa” 19/2/2006).