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 2002  novembre 25 Lunedì calendario

Garcia Alan

• Lima (Peru) 23 maggio 1949. Politica. Presidente del Perù (dal 2006, già eletto nell’85) • «[...] ”Cavallo pazzo” per gli avversari [...] tra il 1985 e il 1990 regalò al Perù una crisi economica con l’inflazione a tre zeri [...] avvocato con laurea a Madrid, due matrimoni, cinque figli, Alan Garcia è in politica praticamente dal giorno della nascita. Sua madre, Nytha Perez, fu tra i fondatori dell’Apra, mentre suo padre, Carlos Garcia, ne fu il segretario organizzativo e stava in galera quando Alan nacque, nel 1949, durante la dittatura del generale Odria. Cresciuto a pane e politica, Alan è uno straordinario oratore, leader indiscusso dell’Allianza Popular Revolucionaria Americana, il movimento socialista fondato da Haya De La Torre in Messico alla metà degli anni Venti del secolo scorso, ma anche uno dei dirigenti politici più temuti e indecifrabili del Perù. Autoritario, socialdemocratico, corrotto, burocrate, Alan Garcia divenne presidente a 35 anni nel 1985 e si mise alla testa del movimento contrario al pagamento degli interessi del debito latino-americano con il Fondo monetario internazionale. Nazionalizzò banche e imprese ed ottenne - grazie a Craxi e ai socialisti francesi - grandi finanziamenti dalla cooperazione internazionale per opere, la più famosa è la metropolitana della capitale, che non furono neppure mai iniziate. La sua catastrofica gestione è ricordata soprattutto per l’iperinflazione (raggiunse il 7000 percento) e per ”il massacro delle carceri”, la mattanza di trecento prigionieri, molti dei quali legati alla guerriglia, durante una rivolta. Dopo la vittoria elettorale di Fujimori, nel 1990, Alan Garcia fuggì in esilio prima in Colombia e poi in Europa, a Parigi, mentre a Lima la magistratura apriva contro di lui numerosi processi per arricchimento illecito e corruzione. Tutte cause per le quali ricevette dal presidente uscente, Alejandro Toledo, l’indulto che gli consentì di rientrare nel paese. [...]» (Omero Ciai, ”la Repubblica” 5/6/2006). «Nel 1985 un plebiscito lo ha eletto a 36 anni. Nel 1991 se n’era andato non solo con una scia di sospetti, ma lasciando il paese in ginocchio: inflazione al settemila per cento. Terrorismo scatenato. E una politica sociale che aveva moltiplicato emarginazione e fame. Per nove anni è stato un’ombra imprendibile. Vita misteriosa tra Bogotà e Parigi con moglie e quattro figli. Viaggi a Madrid e a Hammamet per salutare Felipe Gonzalez e Craxi. Non poteva tornare in Perù. Lo inseguivano le carte dei giudici. Nei cinque anni di presidenza i suoi conti in banca - almeno i conti dissepolti - dimostravano ”arricchimenti illeciti”. Tangenti faraoniche per l’acquisto di Mig-2000. Mance robuste nell’appalto del Metrò di Lima lasciato a metà da un’imprsa italiana. Non se l’è sentita di restare per difendersi. Aveva qualche ragione: non si fidava della giustizia ingiusta di Fujimori. Paradossalemente, l’ultimo Fujimori ha concesso un’amnistia che abbraccia anche i suoi peccati. E lui è tornato» (Maurizio Chierici, ”Corriere della Sera” 7/4/2001).