Mdt novembre 2002, 22 novembre 2002
grazie a loro che, col tempo, i ricordi angosciosi svaniscono. Sono i cannabinoidi endogeni, praticamente gli stessi principi che si trovano nella marijuana, con la differenza che li produciamo noi
grazie a loro che, col tempo, i ricordi angosciosi svaniscono. Sono i cannabinoidi endogeni, praticamente gli stessi principi che si trovano nella marijuana, con la differenza che li produciamo noi. A scoprire il loro ruolo nella memoria della paura è stato un gruppo di ricercatori italo-tedesco, tra cui Vincenzo di Marzo, dell’Istituto di chimica biomolecolare, (Cnr), Napoli. «I cannabinoidi - spiega - agiscono legandosi ai recettori Cb1, sulla membrana delle cellule cerebrali. Topi privati del gene per il Cb1 hanno avuto difficoltà a dimenticare un brutto ricordo: una scossa elettrica che veniva associata a uno stimolo sonoro. Ogni volta che sentivano quel suono, anche a distanza di tempo, si pietrificavano di paura. Invece, i topi con il recettore funzionante, dopo un po’ dimenticavano l’esperienza, e non associavano più il suono alla scossa. Abbiamo anche verificato che in una zona particolare del cervello deputata ai ricordi angoscianti, viene rilasciata una grande quantità di cannabinoidi». Ma allora si potrebbe usare la marijuana come cura per l’ansia? «No, perché ha un effetto troppo vasto. Stiamo pensando piuttosto a molecole sintetiche che aumentino l’efficacia dei nostri cannabinoidi». La scoperta è stata pubblicata sulla rivista ”Nature”.