Mdt novembre 2002, 22 novembre 2002
Il pacemaker del futuro potrebbe essere un piccolo gene. A far funzionare il cuore è un gruppo di cellule chiamate appunto pacemaker (segna passo), che innescano gli stimoli elettrici per la contrazione
Il pacemaker del futuro potrebbe essere un piccolo gene. A far funzionare il cuore è un gruppo di cellule chiamate appunto pacemaker (segna passo), che innescano gli stimoli elettrici per la contrazione. Quando le ”segna passo” sono danneggiate, il meccanismo s’inceppa, il cuore pompa sangue in maniera irregolare, e bisogna ricorrere a un pacemaker elettronico. Ma adesso una ricerca statunitense apre la strada a nuove possibilità. Eduardo Marbán e colleghi dell’Università Johns Hopkins di Baltimora, sono riusciti a restituire il battito a cellule cardiache di porcellini d’India applicando la terapia genica. Tramite un vettore virale, hanno inserito nel cuore delle cavie un gene che controlla il flusso degli ioni sodio e potassio, da cui dipende la capacità delle cellule di dare origine all’impulso. Dopo quattro giorni, normali cellule cardiache avevano acquisito la capacità di emettere impulsi elettrici e dare così il ritmo al cuore. In pratica, si erano convertite in cellule pacemaker. Ci vorrà ancora tempo, ma se la tecnica si rivelasse applicabile all’uomo, i cardiopatici potrebbero essere curati con un «pacemaker biologico», come lo chiama la rivista ”Nature”, che ha pubblicato la ricerca