Mdt ottobre 2002, 22 novembre 2002
La maggior parte della gente, quando vede arrivare nella propria casella di posta elettronica una mail che ha più destinatari, tende a non prenderla in considerazione: le persone sono, infatti, portate a pensare che sarà qualcun altro a rispondere
La maggior parte della gente, quando vede arrivare nella propria casella di posta elettronica una mail che ha più destinatari, tende a non prenderla in considerazione: le persone sono, infatti, portate a pensare che sarà qualcun altro a rispondere. Greg Barron del Technion Technology Institute in Haifa, Israele, spiega che questo meccanismo psicologico è lo stesso che si attua quando più soggetti assistono a una scena criminale: nessuno si sente obbligato a intervenire, pensando che lo farà un altro. Barron, con un esperimento, ha voluto testare come questa cosiddetta ”diffusione di responsabilità” si verifichi anche in rete. Così ha inviato 240 e-mail a ricercatori, studenti e personale dell’Università di Haifa, spacciandosi per una studentessa che richiedeva informazioni sulla facoltà di biologia. Alcuni messaggi erano inviati in forma individuale, altri a gruppi di 4 persone. Si è visto che il 50% di quelli che hanno ricevuto l’e-mail collettivo non ha nemmeno preso in considerazione di rispondere e solo il 16% ha dato un aiuto positivo. Invece, quelli che hanno trovato nell’account solo il loro indirizzo, si sono sentiti chiamati in causa in modo più personale e solo il 36% non ha rimandato un’altra e-mail, mentre ben un terzo ha reagito in modo attivo, fornendo anche informazioni extra.