Mdt dicembre 2002, 22 novembre 2002
Gli scimpanzé sono meno simili a noi umani di quanto si pensava: secondo Roy J. Britten, del California Institute of Technology, tra il Dna di Pan troglodytes e quello di Homo sapiens c’è più del 5 per cento di differenza e non l’1,5, come era stato determinato dallo stesso Britten e da Dave Kohne
Gli scimpanzé sono meno simili a noi umani di quanto si pensava: secondo Roy J. Britten, del California Institute of Technology, tra il Dna di Pan troglodytes e quello di Homo sapiens c’è più del 5 per cento di differenza e non l’1,5, come era stato determinato dallo stesso Britten e da Dave Kohne. La scoperta è stata fatta confrontando un campione di 779.142 lettere dei due genomi. Britten ha osservato che i due codici differiscono dell’1,4 per cento per la sostituzione di singole lettere, ma che c’è un aggiuntivo 3,4 per cento di differenza, non rilevato con il primo esperimento e dovuto alla delezione o l’inserzione di segmenti di Dna. In realtà nel corso dell’evoluzione ci sono stati molti più eventi di sostituzione, almeno 10mila, rispetto alle inserzioni o le delezioni, appena mille, che tuttavia interessano tratti più lunghi di Dna e quindi contano maggiormente. Comunque gli scimpanzé e i bonobi rimangono i nostri parenti più prossimi, più di tutte le altre scimmie. Il tratto di Dna esaminato, 779mila di lettere è una minima parte rispetto a tutto il genoma, oltre tre miliardi di lettere: il dato è quindi solo indicativo. La ricerca è stata pubblicata da ”Proceedings of the National Academy of Sciencesî