Varie, 22 novembre 2002
Tags : Qusay Saddam Hussein
SADDAM HUSSEIN Qusay Bagdad (Iraq) 1966, Tikrit (Iraq) 22 luglio 2003 (ucciso dagli americani). Figlio di Sadisavan
SADDAM HUSSEIN Qusay Bagdad (Iraq) 1966, Tikrit (Iraq) 22 luglio 2003 (ucciso dagli americani). Figlio di Sadisavan. «Un giorno papà Saddam disse a Uday: ”Vieni, chiama tuo fratello Qusay e aspettatemi giù nel cortile della prigione”, quella annessa al fastoso Palazzo della Repubblica. Era il 1979, Uday aveva appena 15 anni, suo fratello minore 13. Il raìs voleva che i suoi due figli maschi assistessero alla fucilazione di alcuni "traditori" - alti ufficiali e gerarchi del regime caduti in disgrazia - perché potessero trarre una buona lezione sull´amministrazione del potere. Uday si mise a ridere, come se quello a cui stava assistendo fosse uno spettacolo comico. Qusay, invece, rimase in silenzio, attento a non tradire alcuna emozione: non batté nemmeno un ciglio, neanche quando il comandante del plotone di esecuzione distribuì i colpi di grazia con la sua pistola d´ordinanza. [...] Furbissimo e controllato, Qusay divenne il collaboratore più fedele e fidato del raìs: a lui, e non al primogenito Uday il dittatore iracheno dette l´incarico più delicato, quello di dirigere la Sezione speciale della Guardia repubblicana, il nucleo di ferro e fuoco del regime, quindicimila uomini legati a Saddam da una dedizione assoluta, abituati a spadroneggiare e a ricevere paghe da nababbi, e regali: pure kalashnikov placcati d´oro. Per assecondare il padre sino all´estremo, Qusay lo imitò in tutto e per tutto anche fisicamente: stessa corporatura, stessi atteggiamenti, stessi baffoni, stesso taglio di capelli, stessi abiti e cravatte. Un clone quasi perfetto. [...] Newsweek paragonò la famiglia di Saddam a quella di don Vito Corleone: Uday il sadico e violento era Sonny; Qusay, più riflessivo, invece era Michael, il fratello giovane che diventerà il nuovo padrino: freddo, calcolatore, dunque assai più pericoloso. Era il 1999 quando Saddam, proprio per premiare quest´attitudine, conferì il comando della Sezione speciale a Qusay. Saddam non si fidava più di nessuno, se non dei figli ai quali consegnò progressivamente le leve del vero potere. Sapeva che prima o poi sarebbe arrivata la resa dei conti. Così eliminò progressivamente i collaboratori meno sicuri e delegò ai due figli il comando del complesso apparato di sicurezza che protegge il suo clan e quello dei pretoriani, riuscendo a far rappacificare i due fratelli: ”La nostra forza è l´unità, la fedeltà, la saldezza”, disse a Uday e Qusay che si riabbracciarono. Ci scappò qualche lacrimuccia: le faide che avevano lacerato e spaccato il clan degli Al-Tikriti (dal nome del villaggio in cui nacque Saddam) vennero sopite» (Leonardo Coen, ”la Repubblica” 23/7/2003). «Somiglia al padre come solo la sua foto può farlo: stessa altezza, stessi baffi, capelli identici, perfino il timbro della voce è uguale. E come il papà, lui ama i fatti e poco le sceneggiate. E´ il comandante della Guardia Repubblicana e del Servizio Speciale, cioè del nerbo militare del regime e della sicurezza personale di Saddam; lavora sodo, in silenzio, e in pubblico lo si vede poco. E il suo nome non è stato mai invischiato nelle storie di bordello e di alcol che tanto appassionano il fratello Rettore di Scienze» (’La Stampa” 27/3/2003). «Capo del ”Direttorato operazione tecniche”, l’ufficio che avrebbe nascosto le armi proibite. Il padre lo ha piazzato al vertice del Comitato militare del partito Baath. In poche parole è la Guardia del corpo del regime. definito freddo e calcolatore. ”Uday ammazza perché gli piace farlo – ha commentato un ex agente Cia – Qusay lo fa per la ragion di Stato”. Non si distrae come il fratello, è molto legato all’unica moglie e ai tre figli. L’unica debolezza – ma gli 007 non sono d’accordo su questo punto – sarebbe il bere. Come il fratello, gestisce una rete economica parallela con società di copertura in Giordania e a Cipro. […] Siede alla destra del padre, mai in divisa» (Guido Olimpio, ”Corriere della Sera” 15/2/2003).