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 2002  novembre 22 Venerdì calendario

Caracciolo Alberto

• Livorno 1926, 20 novembre 2002. Storico. «Ordinario di storia moderna, aveva insegnato in varie università italiane, da Macerata a Perugia da Urbino ad Ancona, prima di concludere la sua carriera alla Sapienza di Roma, dove aveva iniziato il suo percorso di studioso sotto la guida di Federico Chabod. Rappresenta uno dei più significativi esponenti di quella generazione di storici - soprattutto di ispirazione laica o marxista - che ha portato una ventata di rinnovamento negli studi storici del nostro Paese. La sua caratteristica dominante era la creativa versatilità. Non era capace di sentirsi appagato dei risultati raggiunti e quando avvertiva che una stagione di studi andava esaurendosi era tra i primi a percepire il bisogno di nuovi spazi di ricerca. L’intera sua opera sta lì a dimostrarlo. Aveva iniziato, dopo i primi studi sul Lazio rurale, con una monografia, Roma capitale dal Risorgimento alla crisi dello Stato liberale (1956) che anticipava alcuni temi che avrebbero occupato la scena decenni più tardi: la storia urbana e i caratteri della borghesia e dello Stato nazionale. Ma da questa stagione passa, sotto l’influenza dell´ambiente universitario di Ancona, a una nuova temperie di studi: la storia economica. Sono gli anni che seguono alla disputa sul modello dell’industrializzazione italiana fra Emilio Sereni e Rosario Romeo. E lui interviene con un volume collettaneo (1963) introdotto da un suo saggio che si muove con notevole equilibrio su un terreno assai ricco di controversie, ma molto meno di ricerche sul campo. La sua permanenza sul terreno della storia economica lo porterà alla stesura di uno dei saggi più originali della nostra storiografia di allora: quella Storia economica dal Settecento all’Unità (Storia d’Italia, Einaudi, 1973) che finalmente esplorava con nuovi criteri e nuove fonti una fase solitamente interpretata in chiave di premessa del Risorgimento nazionale. Frutto della curiosità e versatilità intellettuale, oltre che del suo impegno nell´organizzazione culturale - da giovane era stato un dirigente del Pci - è stata la rivista ”Quaderni storici”. L’ispirazione di quell’impresa, che veniva dalla frequentazione delle opere di Fernand Braudel, dal sodalizio con storici come Sergio Anselmi e Pasquale Villani, era destinata a influenzare molti studiosi: con ”Quaderni storici” la ricerca italiana ha partecipato con originalità e prestigio alla grande stagione internazionale della storia sociale, quella avviata e dalle Annales. Tra gli anni ’70 e ’80 fu uno dei non molti studiosi che si impegnò nel dialogo con le altre discipline. ”C’era l´idea che ci volesse aria fresca”, ha confidato più tardi, ”ma soprattutto nel senso della interdisciplinarietà, come la si intendeva allora. Dopo, questo termine è stato usato così male che oggi si fa difficoltà ad usarlo ancora”. E tuttavia quella esperienza ha visto le discipline storiche uscire dal bozzolo della vecchia storiografia etico-politica ed aprirsi a un nuovo spettro di saperi che rispecchiavano anche la nuova ricchezza culturale e civile della società italiana. Negli anni della maturità ha intuito i nuovi orizzonti aperti alla ricerca dalla storia dell’ambiente. Su questo terreno si è mosso con tutte le sue energie: in qualità di organizzatore culturale e come studioso. Alla fine degli anni ’80, attraverso la direzione della Fondazione Basso, ha organizzato una mostra al Vittoriano di Roma su ”L’ambiente nella storia d’Italia” e un convegno internazionale, ”Il declino degli elementi”, che è stato il primo nel nostro Paese. Ma egli stesso si è misurato - con una capacità di entusiasmarsi che ha sfidato non solo l’età, ma l’incipiente malattia - su questo stesso terreno: con un saggio teorico-metodologico, L’ambiente come storia (1988) e, insieme a Roberta Morelli, con La cattura dell’energia. L’economia europea dalla protostoria al mondo moderno (1996). Finalmente l’energia, solo da poco scoperta dalla ricerca storica, faceva il suo ingresso in una ricostruzione di lungo periodo» (Piero Bevilacqua, ”la Repubblica” 21/11/2002).