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 2002  novembre 20 Mercoledì calendario

DeMartino Francesco

• . Nato a Napoli il 31 maggio 1907, morto a Napoli il 18 novembre 2002. Politico. Nel ’57 entra nella segreteria del Psi. Nel ’63 è eletto segretario del partito, incarico che ha ricoperto fino al 1976. Nel ’77 abbandona definitivamente la prima linea, in seguito al rapimento del figlio Guido poi rilasciato. Nel 1983 è ricandidato al Senato in una lista unitaria Psi- Pci, nel ’91 viene nominato senatore a vita dall’allora presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. Per oltre 40 anni è stato docente di Storia del diritto romano all’università Federico II. «Nel Partito socialista entrò tardi, nell’agosto del ’47, assieme a personalità del calibro di Vittorio Foa, Riccardo Lombardi ed Emilio Lussu, quando si concluse la breve, intensa parabola di quel Partito d’Azione cui aveva aderito giusto in tempo per partecipare alla Resistenza. E della vita del Psi fu subito un protagonista. ”Li ricordo bene, quegli anni - disse - Da professore, non da funzionario di partito, trovai finalmente la tranquillità della coscienza proprio partecipando a quei congressi, a quelle assemblee, dove cadevano le differenze di classe, e prevaleva la comunanza di sentimenti e di ideali”.[...] Fu marxista, ma anche autonomista, e riformista. Alla morte di Rodolfo Morandi, nel ’55, fosse stato solo per Nenni, sarebbe stato lui, non Pertini, il vicesegretario del Psi. Lo diventerà solo nel ’59, quando il vecchio Pietro, che al congresso di Venezia era stato messo in minoranza, riconquisterà il suo partito. Quattro anni appena e, nel dicembre del ’63, nasceva il primo centrosinistra organico: Nenni vicepresidente del Consiglio, De Martino segretario di un partito che stava conoscendo una nuova scissione, quella del Psiup. [...] Quando al congresso di Genova, nel ’72, riguadagnò la segreteria del partito, tutta la scena politica italiana era cambiata: il Sessantotto aveva virtualmente decretato la crisi delle speranze - o delle illusioni - riformiste del centrosinistra, era aperta, e non solo virtualmente, la questione comunista. Il Psi di De Martino fu, secondo la formula d’epoca, il Psi degli ”equilibri più avanzati”, (’avanzati”, si capisce, soprattutto nei confronti del Pci) in un’Italia che, con il referendum del divorzio e le elezioni regionali del ’75, sembrava andare, e fortemente, a sinistra. Così a sinistra da indurlo, con un editoriale sull’’Avanti!” il giorno di Capodanno, all’errore principale della sua vita politica, all’apertura, cioè, della crisi del governo Moro- La Malfa che spianò la strada alle elezioni anticipate. Il 20 giugno del ’76, dalle urne uscirono due vincitori, la Dc e il Pci, e il Psi, che aveva condotto la campagna elettorale con la parola d’ordine: ”Mai più al governo senza i comunisti”, precipitò sotto il 10 per cento. Un disastro, un risultato che metteva in discussione la sopravvivenza stessa del partito. E fu proprio in nome del primum vivere che il 12 luglio, all’hotel Midas, quella che allora sembrò una congiura di palazzo propiziata dal ”parricidio” del demartiniano Enrico Manca, rovesciò il Professore, e portò alla segreteria Bettino Craxi. L’età del demartinismo nel Psi era finita. Pochi mesi dopo, il rapimento del figlio Guido (per il quale fu pagato un riscatto alla camorra) tolse di mezzo anche la possibilità, per lui, di essere eletto presidente della Repubblica: ad eliminarlo dalla rosa provvidero, all’indomani del sequestro e dell’assassinio di Moro, proprio quei comunisti verso i quali era accusato di nutrire uno spirito eccessivamente unitario. Nel giudizio sulla stagione craxiana, che, come ha detto Emanuele Macaluso, ”visse con grande dignità e senza rotture” [...] fu severo: ”L’intuizione era giusta, ma nel concreto Craxi fece tutto l’opposto, proprio negli anni in cui il Pci si rendeva sempre più autonomo da Mosca la polemica di Craxi si faceva più aspra, come se il Psi avesse deciso di andare in senso contrario al processo storico, mettendosi sulla china che passo passo lo avrebbe portato fino alla scelta del cosiddetto Caf ”» (Paolo Franchi, ”Corriere della Sera” 19/11/2002).