ìThe Economistî 9/11/2002, pag. 13, 9 novembre 2002
Le nomine dei nuovi leader saranno almeno in parte una sorpresa per il miliardo e 300 milioni di sudditi
Le nomine dei nuovi leader saranno almeno in parte una sorpresa per il miliardo e 300 milioni di sudditi. Gli stessi membri del Comitato Centrale solo martedì sono stati informati dell’organigramma che dovranno eleggere. [4] «In realtà l’elezione ha tutte le caratteristiche di un’elezione eccetto una, la libertà di scelta. Le uniche elezioni cinesi in cui i candidati sono scelti dai votanti sono quelle per i comitati non governativi dei villaggi. Tutti gli altri livelli elettorali, da quelli cittadini a quelli nazionali, hanno in comune una cosa: i candidati e il numero delle cariche disponibili sono scelti dai leader del Pcc. In Cina ci sono due tipi di elezioni: nel primo, ”equal-quota”, i leader presentano tre candidati, lasciando agli elettori il compito di eleggere tra i tre candidati tre rappresentanti. Non sto scherzando, è proprio così: questa è la regola più sacra della politica cinese, ed è considerata interamente legittima. [...] A causa dei crescenti sentimenti democratici, il XIII Congresso fu il primo ad usare elezioni ”differential-quota” per il Comitato Centrale, cioè i candidati erano sempre scelti dai leader ma erano più numerosi dei posti disponibili. Anche questo sistema non era propriamente democratico, ma almeno permetteva di eliminare i più impopolari. Infatti Deng Liqun, un esponente della vecchia guardia di ultrasinistra, perse il posto. E fu deciso di tornare al vecchio sistema» (Bao Tong, ex collaboratore di Zhao Ziyang, il segretario comunista epurato nel 1989). [5] Basti il caso di Hu Jintao: «In un esempio estremo del principio ”un uomo un voto”, il nuovo leader del Paese più popoloso del mondo è stato scelto dal voto di un uomo, per giunta morto» (’The Economist”).