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 2002  novembre 19 Martedì calendario

Schnapper Dominique

• . Nata a Parigi (Francia) il 9 novembre 1934. Sociologa. «E’ figlia di Raymond Aron, filosofo liberaldemocratico e sociologoA. llieva di Pierre Bourdieu, la prima donna scienziata a vincere il Premio Balzan. Negli anni Sessanta studiò gli immigrati italiani, poi gli ebrei, i disoccupati e le politiche d’integrazione statali. Autrice de La democrazia provvidenziale, ultimo di molti libri sull’idea moderna di nazione, nel 2001 è stata nominata membro del Conseil Constitutionel, nel quale per la prima volta siede una sociologa al posto di un giurista. Viene definita come ”più che sociologa”. ”Credo che voglia dire che molti sociologi restringono il campo di attività in due ambiti. Ci sono i ricercatori in scienze sociali che temono gli interventi nel sociale considerandoli non scientifici e ci sono quelli, più numerosi, che vogliono semplicemente mostrare la società qual è in modo radicale. Quest’ultima scelta assicura successo nei dibattiti antimondialisti ma non fa molto progredire la conoscenza. Alle volte provo ad essere critica senza denunciare semplicemente, e d’essere rigorosa nella ricerca sociologica senza escludere di vedere le conseguenze sociali o politiche nelle analisi che svolgo. Essere una vera sociologa vuol dire tenere conto della storia delle società mantenendo l’orizzonte filosofico, interrogandosi sul modo in cui gli uomini vivono insieme”. Dicono che è coraggiosa nel suo lavoro. ”Non mi sembra che richieda molto coraggio dire quello che uno pensa nel nostro mondo. Viviamo in un grande stato di libertà. Corro dei piccoli rischi che sono quelli di non essere alla moda, di non essere celebrata nelle pubblicazioni di moda. Ma è un rischio minore” [...] Com’era il rapporto con suo padre, Raymond Aron, e che influenza ha avuto nel suo lavoro? ”Piuttosto buono. Non eravamo sempre d’accordo sulla politica. Non ho la sua cultura filosofica, sono sociologa. Lui era un filosofo di formazione interessato alla politica quotidiana, all’economia. Aveva passione e viveva nel cuore della storia mentre si realizzava. Un intellettuale che ha vissuto il problema del comunismo, del marxismo. Non abbiamo la stessa esperienza storica anche se siamo vicini nelle grandi scelte. L’influenza di mio padre non è cosciente, certamente esiste in modo sotterraneo”» (Ludina Barzini, ”Corriere della Sera” 15/11/2002).