Varie, 19 novembre 2002
CARUSO
CARUSO Francesco Napoli 25 agosto 1974. Politico. Nel 2006 eletto alla Camera con Rifondazione comunista • «Sovversivo lo è di sicuro. Perché vallo a trovare un altro che abbia cambiato in maniera così radicale l’abbecedario italiano del dissenso, inciampando casomai nelle sue stesse parole, andando spesso oltre misura, ma restando sempre fedele a una sola regola. Quella che dice: sparala grossa e parleranno di te. Bene, male: cosa importa? L’essenziale è che ne parlino. Avrà disobbedito a tutto […] ma non a questo comma del marketing politico. E se […] giornali e televisioni cominciarono ad occuparsi del movimento ”no global”, lo si deve anche alle esche (a volte velenose) lanciate da questo ragazzo tra le fauci dei mass media. Eccone un breve campionario. La più improbabile, alla vigilia della marcia per la pace di Assisi: ”Getteremo gavettoni d’acqua santa su Rutelli e D’Alema”. La più gradassa, prima della marcia filoamericana organizzata a Roma dal centrodestra: ”Il signor presidente del Consiglio, cav. Silvio Berlusconi, meriterebbe un paio di ceffoni”. La più angosciante, come preludio al G8 di Genova: ”Per invitarlo a riflettere sulla potenza distruttiva di un proiettile, abbiamo spedito al ministro Scajola una lettera con un libro e un bossolo di pistola”. […] Roba degna di un ”copywriter”, più che di un pericoloso ribelle. Anche se lui, in questi anni, di guai con la giustizia ne ha avuti parecchi: sospetti, imputazioni, condanne, mai però un arresto. […] stato indagato dalla Procura di Roma per l’assalto a un ufficio dell’agenzia di lavoro interinale Adecco, avvenuto il 15 febbraio 2002 durante una manifestazione indetta dai sindacati di base. ”S’è trattato dell’azione di smontaggio di un simbolo dello sfruttamento lavorativo”, raccontò allora destreggiandosi tra le parole come un acrobata. Ma poi aggiunse: – un’accusa assurda, nel corteo c’erano centomila persone. Io mi sono limitato a fare il resoconto della giornata in una conferenza stampa”. La condanna più grave, invece, risale al marzo 2002, quando gli sono stati inflitti 17 mesi di galera per una rapina compiuta nel ”98 a Milano, dopo una manifestazione. ”Ma quale rapina - replicò subito dopo la sentenza -. Ho soltanto difeso una ragazza che non voleva farsi perquisire dai ”city angels’ all’uscita di un supermercato”. A Benevento, la città natale, dicono che ”il sovversivo” altro non sia che uno studente modello con una laurea a pieni voti in scienze politiche e ”un’antica passione civile per gli emarginati”» (Enzo D’Errico, ”Corriere della Sera” 16/11/2002). «Faccia da scugnizzo cresciuto, agitatore perenne ad alto contenuto d’informazione. […] Modi parecchio teatrali con cui questo leader naturale del movimento incalza e al tempo stesso incanta l’interlocutore […] Non si può certo dire che Caruso non abbia fantasia spettacolare, per giunta a basso costo, come tutte le iniziative del movimento. senz’altro un personaggio vivace, se è consentito l’aggettivo, simpatico e strafottente. Chi ha partecipato alla manifestazione di Firenze 2002 non può non averlo notato (e fotografato, magari) a bordo di una minuscola e scalcagnata biciclettina con cui fendeva il corteo, velocissimamente a zig zag, rischiando via via di arrotare drappelli di curdi, lesbiche, boy scout, disobbedienti, cani e curiosi. […] Ha la battuta pronta e il senso della folla. Conosce l’arte del grido giusto al momento giusto. Se proprio occorre classificarlo a seconda di qualche tipologia più o meno rivoluzionaria lo si potrebbe meglio immaginare a capo di qualche rivolta di strada. un uomo da barricate e copertoni bruciati. Ma come molti del suo mondo non è esente da certa romantica generosità: ”I benpensanti urleranno allo scandalo, ma non ci possono fermare, perché siamo un esercito di sognatori e per questo siamo invincibili...”. Là dove i puntini di sospensione contraddicono l’esercito, che se non altro ha bisogno di organizzazione e di continuità. La storia politica italiana abbonda di Caruso. Quella del Mezzogiorno ancora di più. I ”benpensanti” - per usare una parola antiquata che ricorre nei suoi scritti - lo riterrebbero senz’altro un ”arruffapopolo”. Un tempo si sarebbe anche detto ”una testa calda”. Fermo restando che nella realtà delle periferie meridionali, considerati quel po’ po’ di disoccupazione e vuoto culturale, ci sono davvero tante ragioni per farsi scaldare la testa, e perfino a prescindere da lui, ecco, l’impressione è che egli rappresenti una variante evoluta dell’eterno ribellismo del Sud. Ribellismo che ha certo i suoi motivi, ma non trova canali né rappresentanza. Spesso dice cose estreme, quelle che nel lessico degli Anni Settanta venivano rubricate come ”dichiarazioni irresponsabili”. Tipo: ”Bisogna radicalizzare lo scontro”. Oppure: ”Non saremo pacifici per principio”. O anche: ”Siamo pronti a violare le leggi” e naturalmente: ”La vera violenza è a monte”. […] Particolarmente attratto dall’idea dei ”ceffoni”, e infatti attraverso i giornali ne ha promessi un po’ a tutti, da Rutelli a Berlusconi passando per D’Alema e Fassino. Ha comunque avuto diversi guai con la giustizia (e anche condanne) per tafferugli, occupazioni, manifestazioni, intercettazioni. laureato in Scienze politiche e vive con una specie di borsa di studio del Formez che gli volevano togliere per le sue assai drastiche e fattive posizioni (c’è di mezzo un assalto all’agenzia Adecco) contro il lavoro interinale. Posto di fronto a una dichiarazione d’abiura, ha rifiutato di firmare e conservato i 700 euro. La rete no global, di cui è il capo, nasce all’interno dei centri sociali di Napoli, il più creativo e famoso dei quali è l’’Officina 99”, donde sortirono alla metà degli Anni Novanta i ”99 Posse”, appunto, gruppo musicale rap-reggae-ragamuffin di Luca ”Zulù” Persico, piccolo grande cult della musica antagonista, autori di Curre curre, guagliò, canzone che fece parte della colonna sonora del Sud di Salvatores» (’La Stampa” 16/11/2002).