Varie, 19 novembre 2002
CARLOTTO
CARLOTTO Massimo Padova 22 luglio 1956. Scrittore • «Nel gennaio 1976 a Padova, a 19 anni, è accusato di omicidio. Tre anni di detenzione, vari gradi di giudizio, la condanna a 18 anni e la fuga in Francia, dove comincia la lunga latitanza e la lotta per la sopravvivenza. Con il sostegno della famiglia e di una fidanzata storica, si muove tra Francia e Spagna, fino al trasferimento in Messico. A metà degli anni Ottanta, rientra in Italia e torna in carcere, dove si ammala gravemente e il Tribunale di Sorveglianza gli concede la scarcerazione per un anno. Dovrebbe rientrare in prigione, ma su pressione dell’opinione pubblica e dei Comitati nati in sua difesa in vari paesi del mondo, il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro gli concede la grazia. Un totale di 11 processi, il passaggio attraverso tutti i gradi di giudizio, sei anni in prigione e cinque da fuggiasco. ”E giustizia non è stata fatta, neanche per la vittima”, dice con amarezza oggi, scrittore di successo» (’la Repubblica” 15/11/2002). «Sono stato fortunato, ho avuto una famiglia eccezionale, non mi è mai mancato il loro affetto e la loro solidarietà. Senza questo non ce l’avrei fatta, anche pensando che avevo 18 anni quando tutto è cominciato […] Avevo le mie idee politiche, ero di Lotta Continua, ma avevo fiducia nelle giustizia, non riuscivo a credere che potesse succedere una cosa del genere […] Durante la latitanza a Parigi ero a contatto con gli esuli internazionali, tedeschi, polacchi, spagnoli, soprattutto cileni e uno di loro, Lolo […] è stato una guida per me, un maestro di vita. E c’era sempre qualcuno che mi chiedeva di scrivere qualcosa che raccontasse la latitanza metropolitana […] Da ragazzo mi piacevano John Ford e Howard Hawks, poi a Parigi andavo al cinema tutti i giorni, vedevo di tutto, era un modo per uscire dalla mia realtà […] Il Messico per un latitante, giovane e solo, poteva essere massacrante, dopo un anno ho pensato che era quasi preferibile la prigione […] Nel carcere ho incontrato una grande violenza, tra i detenuti e anche tra le guardie, la vita dentro è regolata da leggi particolari, basati sul più forte. Ma, come ci sono brave persone all’interno di un carcere, ho trovato parecchie carogne anche fuori» (Maria Pia Fusco, ”la Repubblica” 15/11/2002).