Giuseppe Pontiggia, "Prima persona", Mondadori, 18 novembre 2002
"Insegnare letteratura? Quando insegnavo a scrivere ricorrevo, per spiegare le parole caleidoscopiche degli scrittori, agli effetti che si possono imprimere alle palle da tennis
"Insegnare letteratura? Quando insegnavo a scrivere ricorrevo, per spiegare le parole caleidoscopiche degli scrittori, agli effetti che si possono imprimere alle palle da tennis. Per un esordiente il problema è gettare la palla al di là della rete. Per un dilettante il problema è gettare la palla al di là della rete e lontano dall’avversario. Per un professionista il problema è gettare la palla al di là della rete, lontano dall’avversario e con un effetto rotatorio, in modo che, se la raggiunge, gli schizzi via. Questi effetti hanno qualcosa di analogo alle connotazioni delle parole: sfuggono da ogni parte. Un contributo ulteriore me lo aveva dato un alunno che faceva il portiere in un campionato di divisione inferiore. Una volta che la sua squadra aveva allenato quella dell’Inter, lui aveva incassato 12 reti. Gli avevo chiesto, con cordoglio discreto, le cause di un simile rendimento. E lui mi aveva confessato di non avere mai incontrato palloni simili: palloni che sgusciavano dai guanti, palloni carichi di traiettorie perverse, palloni che giravano per aria e continuavano a girare alle sue spalle. Ecco, è così che gli scrittori giocano con le parole, gli avevo spiegato. Ma l’analogia non era bastata a confortarlo".