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 2002  novembre 14 Giovedì calendario

SANDALO

SANDALO Roberto Torino 7 giugno 1957. Ex terrorista di Prima Linea, pentitosi le sue rivelazioni furono fondamentali per la lotta all’eversione. Il 12 novembre 2002 fu arrestato per rapina. Altro arresto il 10 aprile 2008: «[...] L’accusa? Incendio doloso con l’aggravante della discriminazione religiosa e porto abusivo di armi da guerra. ritenuto l’ideatore e l’autore materiale di una serie di attentati incendiari (cinque, rivendicati dal Fronte Cristiano Combattente) contro moschee di Milano e dell’hinterland. [...]» (Alberto Berticelli, ”Corriere della Sera” 11/4/2008). «Roby il pazzo, così lo chiamavano quando dai banchi del liceo scientifico Galileo Ferraris di Torino seguendo Marco Donat Cattin che di quella scuola era il bibliotecario approdò prima in Lotta Continua e poi in Prima Linea […] Viveva a Vanzago. Con il suo nuovo nome e facendo il rappresentante dopo aver tentato la fortuna come agente immobiliare. Nell’hinterland milanese era approdato probabilmente dopo aver lasciato il Kenya che era stato il suo primo rifugio dopo la scarcerazione. Da Malindi, dove lavorava come guida turistica, se n’era andato nel 1985. ”Un paese pieno di mafiosi italiani - spiegò qualche anno dopo - Dicevano che ero un infiltrato e un ricercato internazionale...”. Ma raccontava anche di essere stato braccato lì in Africa da un gruppo di sudamericani che dicevano di essere giornalisti ma che potevano essere invece sicari. Era l’aprile del 1980 quando, nome di battaglia ”Franco”, fu arrestato dalla Digos torinese che aveva fatto tesoro delle rivelazione di Patrizio Peci, il primo pentito delle Brigate Rosse. Peci raccontò di un ”piellino” che aveva cercato di passare nelle Br. Finito in manette con l’accusa di aver partecipato ad almeno tre omicidi (quelli dell’ingegnere Fiat Carlo Ghigleno, del barista Carmine Civitate e del vigile urbano Bartolomeo Mama) fu convinto da Maurizio Laudi, il magistrato che coordinava l’inchiesta su Prima Linea a parlare. Non solo le sue rivelazioni permisero di smantellare il gruppo terroristico ma confermarono quanto detto già da Peci, ovvero che uno dei capi di Prima Linea, il comandante Carlos, era Marco Donat-Cattin, figlio dell’allora vicesegretario della Dc. Andò oltre, rivelando che Francesco Cossiga, allora presidente del Consiglio aveva avvertito Donat-Cattin della militanza eversiva del figlio e gli aveva anche consigliato di farlo espatriare. Un’accusa durissima che il 30 maggio del 1980 fu ripetuta davanti alla Commissione Inquirente. Carlo Donat Cattin aveva poi smentito le rivelazioni del pentito, ma per cinque sedute il Parlamento discusse se rinviare o meno Cossiga all’Alta Corte per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento. Alla fine si arrivò all’archiviazione e lui riparò in Africa. Ma continuò a parlare. Soprattutto con i giornalisti: in un’intervista rilasciata in Kenya nell’85 raccontò di un comitato a Parigi diretto da un latitante e da un avvocato che tentava di rilanciare la lotta armata. In un’altra, nel ”90 a Tenerife, indicava nei vertici di Lotta Continua i responsabili dell’omicidio Calabresi e infine nel ”99 rivelò che molti degli ex terroristi erano, secondo lui, diventati anarco-padani e aveva ipotizzato una saldatura tra i gruppi secessionisti e il nuovo terrorismo» (Meo Ponte, ”la Repubblica” 13/11/2002). «Rosso, come il terrorismo in cui ha militato e il sangue innocente che ha versato; verde, come la camicia bossiana, che per qualche tempo ha abusivamente indossato; nero, come l’ultimo, comune crimine, che lo ha riportato dietro le sbarre […] Ne ha combinate di tutti i colori. Con una spregiudicatezza e una spietatezza che lasciano allibiti. Impiegato perfetto, bieco killer di Prima Linea, terrorista carrierista (sperava di entrare nelle Brigate Rosse), pentito sospetto, missionario laico con i bambini in Kenia, agente immobiliare […] Uomo dalle mille ”risorse” e dai molti nomi (dopo che la Gazzetta Ufficiale svelò la sua prima nuova identità) […] non appare poi molto diverso da quello che il 29 aprile 1980 venne arrestato alla vigilia del suo espatrio in Francia, dove nel 1979 si era recato con una altro terrorista, Peter Freeman (ex Lotta Continua come lui), per acquistare 200 mitra israeliani (650 colpi al minuto). Roby, detto il pazzo per l’indifferenza con cui abbatteva le vittime designate, veniva anche lui da Lotta Continua: ne era divenuto capo del servizio d’ordine a Torino, dove aveva frequentato lo Scientifico ”Galileo Ferraris”, quindi 2 anni di Medicina e infine Giurisprudenza. Ma in Legge non si era laureato.La sua legge era divenuta quella delle armi, dopo (dicembre 1976), aver gettato le basi di Prima Linea, la formazione terroristica che sarà seconda solo alle Br per numero di persone colpite (39 di cui 16 uccise su 101 attentati rivendicati). La fondazione vera e propria risale al 1977, quando in una canonica di Scandicci (Firenze), si ritrovarono ex militanti di Lotta Continua e di Senza Tregua. Il nome scelto nacque dai servizi d’ordine dei movimenti dell’estrema sinistra, che allora si schieravano in testa ai cortei occupando la prima linea. L’unico scopo del gruppo fu l’azione, nichilista ed esasperata. La tattica: una doppia vita perfetta. I militanti infatti erano studenti e impiegati, senza documenti falsi, senza covi. Non a caso il leader, Marco Donat Cattin rivendicò da casa sua diversi omicidi. E non è un caso che lui, ammesso alla prestigiosa Scuola Militare Alpina di Aosta, da sottotenente trasportasse armi per l’organizzazione clandestina. E anche nella vita civile appariva un perfetto impiegato, come suo padre, originario di Costigliole d’Asti era un diligente dipendente della Fiat. Un mese dopo la cattura, il 29 maggio (il giorno dopo che Marco Barbone e altri criminali pari suoi uccisero Walter Tobagi), segue le orme di quello che lo ha fatto catturare: Patrizio Peci. Si pente davanti ai magistrati Giancarlo Caselli e Maurizio Laudi, nella caserma di Cambiano, e comincia a collaborare. Racconta anche i suoi omicidi, compreso quello efferato di Carlo Ghiglieno, responsabile della pianificazione Fiat (21 settembre 1979). Contribuisce a sgominare Prima Linea. Viene premiato. Condannato a 11 anni di carcere, sconta 31 mesi. Ottiene una nuova vita: nel 1985 è in Kenia ad assistere bambini, dove in febbraio lo scopre il settimanale ”Oggi”. nascosto, ha paura delle vendette. Comincia una vita misteriosa e vagabonda. Ricompare nel 1999 sotto il nome Roberto Severini e sotto lo stendardo Leghista. Lo denuncia (e lo caccia), il parlamentare torinese Mario Borghezio, che parla di ”ma novre non chiare e provocazioni da parte dei Servizi”. Roberto Sandalo- Severini nega di essere al soldo del Sismi e minaccia querele. Scompare di nuovo. ricomparso come banale (presunto), rapinatore. D’altra parte aveva cominciato nel 1976 con un mini- attentato al ”Corriere della Sera”» (Costantino Muscau, ”Corriere della Sera” 13/11/2002).