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 2002  novembre 13 Mercoledì calendario

Blix Hans

• Uppsala (Svezia) 28 giugno 1928. «Esperto di legge internazionale, di costituzione e di armi nucleari. Ha lauree americane, inglesi e svedesi, ed è stato ministro degli Esteri della Svezia dal 1978 al 1981. E’ stato anche per 16 anni direttore della Iaea, l’Agenzia Atomica, il braccio scientifico delle Nazioni Unite che ha sede a Vienna. Calvo, con grossi occhiali e modi gentili [...] E’ a capo dell’Unmovic (United Nations Monitoring, Verification an Inspection Commission) per insistenza del segretario generale dell’Onu, Khofi Annan. Il suo passato di diplomatico e il suo approccio non aggressivo non convincevano molto gli americani e gli inglesi. Ma dopo i guai causati da ispettori ”aggressivi”, come l’americano Scott Ritter e l’australiano Richard Butler, Annan si è convinto che era meglio reclutare un diplomatico. [...] Divenne direttore della Iaea nel 1981. Durante la sua direzione l’Agenzia dell’Onu dovette cominciare le prime ispezioni in Iraq. E fu allora che Saddam Hussein e i suoi uomini cominciarono il loro gioco di gatto e topo, sostenendo che il programma per la produzione di armi nucleari non esisteva: ”E’ corretto dire che la Iaea fu allora ingannata da Saddam Hussein. Ma è una lezione che non dimentico” ha ammesso in una intervista al quotidiano britannico ”The Guardian”» (A. Gu., ”Il Messaggero” 10/11/2002). «Nel gennaio del 2000 era in viaggio con la moglie Eva tra i ghiacci dell’Antartico quando ricevette la telefonata di Kofi Annan che lo chiamava in pista per guidare l’Unmovic, il nuovo team degli ispettori Onu in Iraq. Tranne il Segretario generale delle Nazioni Uniti, quasi nessuno lo voleva in quel posto, uno dei più delicati dell’intero Palazzo di Vetro. Per i Paesi del Terzo Mondo, era uno sconosciuto giurista di Uppsala, già ministro degli Esteri svedese ma con uno scarso curriculum da neutralista rispetto a molti suoi colleghi scandinavi. Per Washington e Londra era stato assai inefficace negli Anni 80 come direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, facendosi cogliere impreparato dai tentativi di Saddam Hussein di raggiungere la bomba, poi scoperti dopo la Guerra del Golfo del 1991. E le nazioni arabe diffidavano di lui proprio perché era stato diversi anni alla guida della sede viennese dell’Aiea, quell’Agenzia internazionale per l’energia atomica che è tradizionale luogo di guerra di intelligence. Non essere il candidato di nessuno alla fine gli giovò e così fu lui a essere designato a sostituire l’australiano Richard Butler, accusato dagli iracheni di essere una spia di Washington e Londra, avendo la meglio sul suo connazionale Rolf Ekeus, sostenuto a spada tratta dagli anglosassoni. Il debutto al Palazzo di Vetro avvenne con la decisione di affiggere nel suo studio una gigantesca foto satellitare di Baghdad, ma non fu certo un debutto dei migliori: le ispezioni in Iraq erano sospese dalla fine del 1998, lavoro da fare ce n’era poco e lui continuava a essere inseguito dalla fama di essere soprattutto un debole. ”Blix è stato preso in giro per anni, accusato di guidare un team senza poteri nè denti, con un record personale privo di successi significativi nonostante 40 anni di diplomazia alle spalle” ricorda David Albright, ex ispettore dell’Onu. A Stoccolma le cose non andavano meglio: ”Blix è un politico debole, ingannarlo è quasi un gioco da ragazzi, difficile pensare a un alto funzionario europeo meno adatto a essere protagonista di un possibile confronto con un raíss astuto e spietato come Saddam Hussein”, scrisse di lui Per Ahlmark, ex vicepremier di Svezia. Nulla di strano, dunque, se all’inizio del 2002 la Cia aprì addirittura un’inchiesta su di lui per appurare come mai, quando era stato all’Aiea, si fosse fatto ripetutamente ingannare dai trucchi di Saddam Hussein. Di fronte a sospetti, accuse e pubbliche beffe, il giurista di Uppsala non ha mai perso la calma, sfoderando un carattere metodico condito da humour che gli ha fatto progressivamente conquistare il rispetto dei diplomatici e la simpatia dei media. L’autoironia lo aiuta. Quando seppe dell’inchiesta della Cia disse: ”Ho imparato la lezione degli errori commessi a Vienna, quando non si hanno indizi di qualcosa non significa affatto che non ci sia nulla”. Quando gli chiedono come si sentì ricevendo la chiamata di Kofi Annan, risponde: ”Venni proprio tirato fuori dal frigorifero, oramai la mia carriera era alle spalle, ero un tranquillo pensionato in viaggio con signora tra i ghiacci del Polo Sud”. Da quando è tornato in campo grazie alla ripresa delle ispezioni autorizzata dalla risoluzione 1441, ha sfoderato uno stile fatto di sorrisi, grande disponibilità con tutti e al tempo stesso rigida adesione a un metodo di lavoro che non lascia spazio a compromessi. [...] Quando nel 2002 si è trattato di partire per Baghdad, ha assicurato che gli ispettori non sarebbero andati ”a umiliare gli iracheni” e in effetti così è stato: lui stesso in prima persona si è interessato dei dettagli, per evitare che ”qualsiasi membro della missione” mancasse di rispetto al Paese ospite e ai suoi abitanti. Quando si è entrati nella fase in cui bisogna condurre controlli più efficaci, non ha esitato a confrontarsi - per almeno due volte faccia a faccia - con il consigliere per la sicurezza nazionale Usa, Condoleezza Rice, chiedendole senza troppe perifrasi di avere le ”informazioni di intelligence necessarie per svolgere il nostro lavoro”. Ed è riuscito a ottenere che il flusso di dati iniziasse, grazie a un espediente: la Cia avrebbe consegnato i dati solo a lui, che a sua volta li avrebbe fatti arrivare agli ispettori. Quando infine, occorreva fare rapporto al Consiglio di Sicurezza su due mesi di lavoro, non ha risparmiato nessun addebito nei confronti di Saddam Hussein, enumerando le violazioni compiute e richiamandosi ogni volta puntigliosamente a commi e articoli delle risoluzioni non rispettate. Se gli iracheni pensavano che il sorridente Blix si sarebbe accontentato dell’accesso ai siti, hanno dovuto ricredersi. Dietro la grinta del giurista di Uppsala, catapultato al centro di un imponente braccio di ferro tra guerra e pace, c’è soprattutto la sua fedeltà a un metodo che lui, con falsa modestia, riassume così: ”Pace e guerra non sono certo nelle mie mani, io sono solo un servitore del Consiglio di Sicurezza e sono tenuto a comportarmi come tale, rispettando le regole stabilite che per me rappresentano la Bibbia, il Corano e qualsiasi altro testo sacro preferiate”. Ovvero: è lui a chiedere all’Onu di essere coerente con le sue stesse decisioni, divenendo così, giorno dopo giorno, il garante della credibilità del Palazzo di Vetro» (’La Stampa”, 28/1/2003).