Cristo si fermato a Eboli, di Carlo Levi, Einaudi, 12 novembre 2002
Libro noto quanto poco letto, Cristo si è fermato a Eboli è uno straordinario viaggio in una terra, la Lucania, rimasta intatta, fuori dal corso della storia, con le sue streghe contadine, i lupi, i monachelli
Libro noto quanto poco letto, Cristo si è fermato a Eboli è uno straordinario viaggio in una terra, la Lucania, rimasta intatta, fuori dal corso della storia, con le sue streghe contadine, i lupi, i monachelli. Personaggi, tradizioni, fatti e leggende di cui l’autore narra come un cantastorie di quei luoghi, spingendosi talvolta in analisi sociali e politiche sulla questione meridionale. Carlo Levi nacque a Torino cent’anni fa. Pittore legato all’avanguardia espressionista, nel ’35 il fascismo lo mandò al confino ad Agliano, la Gagliano del libro, dove, insieme al suo cane Barone, dipinse e praticò la professione che aveva ormai dimenticata, quella di medico. Doveva trascorrervi tre anni, ebbe la pena dimezzata. Tra i fondatori di Giustizia e Libertà, nascosto in una casa di Firenze durante la guerra, raccolse le memorie del soggiorno nel libro che sarebbe diventato il suo più celebre (altri riguardano viaggi a Mosca, Sicilia, Germania, Sardegna). Morì a Roma nel ’75, si fece seppellire ad Agliano. Perché il titolo. "Noi non siamo cristiani - essi dicono, - Cristo si è fermato a Eboli. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla più che l’espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità. Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini ma bestie, bestie da soma".