Rodolfo Di Giammarco, "la Repubblica" 11/11/2002, pagina 31., 11 novembre 2002
«Ho avuto inizi lunghissimi, ero antipatico per la mia pignoleria, studiavo i fiati sentendo Charlei Parker perché sono nato jazzofilo, avevo in odio il genere dialettatle e popolaresco, facevo Gombrowicz, Moravia o la sperimentazione di Quartucci
«Ho avuto inizi lunghissimi, ero antipatico per la mia pignoleria, studiavo i fiati sentendo Charlei Parker perché sono nato jazzofilo, avevo in odio il genere dialettatle e popolaresco, facevo Gombrowicz, Moravia o la sperimentazione di Quartucci. Poi m’accorsi che si poteva parlare a 1600 persone tutte assieme e allora mi misi in testa di fare un teatro d’autore e d’attore che arrivasse a molti: ci riuscii con "A me gli occhi, please" e lavorai anche con Carmelo Bene al Sistina. Ma la televisione non funzionò: dicevano che ero bravo ma non "bucavo", non passavo. Sempre perché ero antipatico» (Gigi Proietti).