varie, 12 novembre 2002
FLORIS
FLORIS Giovanni Roma 27 dicembre 1967. Giornalista tv. Della Rai. Laureato in Scienze Politiche alla Luiss e ha frequentato a Perugia la scuola di giornalismo radiotelevisivo. Nel ”96 è stato assunto al giornale radio Rai. Come inviato ha seguito l’11 settembre ed è diventato corrispondente da New York, da cui è rientrato per condurre Ballarò • «Se il suo nome non vi dice nulla, allora con la memoria tornate all’attacco alle Torri gemelle: Floris è quel giovane corrispondente Rai che, nei giorni della tragedia americana, ha dato vita ad alcuni tra i migliori collegamenti in diretta da Ground Zero. […] ”Come giornalista mi sento un cane da guardia, mai succube del potere» (Leandro Palestini, ”la Repubblica” 3/11/2002). «Cosa c’è che non va in Giovanni Floris? Perché quelli di ”MicrOmega” lo accusano di essere troppo tiepido con Berlusconi? Perché ai girotondini non piace? Domande fin troppo retoriche. La colpa principale di Floris è di essere Floris. In un mondo (mediatico) in cui c’è gente che se non vede scorrere il sangue non si diverte. In cui c’è gente che confonde un talk show d’approfondimento con un’ordalia e amerebbe che alla fine si accendesse il rogo. In cui c’è gente che rimpiange Michele Santoro (che per tornare un tv si è dimesso dall’Europarlamento) e non riesce a rassegnarsi che altri facciano il suo stesso mestiere. Certo Floris è Floris: l’aria del bravo ragazzo, i modi un po’ impiegatizi, la forte determinazione mascherata da impegno civile. Sono colpe? [...] Certo, per tutta la sera Floris è una raccomandazione unica: ”Cerchiamo di sintetizzare il più possibile”, ”Se può essere sintetica, grazie”, ”Può spiegare brevemente le ragioni dello sciopero generale?”. una colpa? [...] forse il problema sta qui: di Floris danno fastidio la moderazione, la prudenza, la tiepidità. Virtù ben temperate o mali necessari di un conduttore di scarso peso specifico? Erano meglio i conduttori di una volta? [...]» (Aldo Grasso, ”Corriere della Sera” 20/10/2005). «Era arrivato abbastanza in sordina, senza strepiti, senza risse. Poi ci si è accorti che [...] il conduttore di Ballarò, non era un ragazzino timoroso. E qualcuno ha cominciato a rimpiangere Michele Santoro, che almeno non aveva la faccia del bravo ragazzo. [...] ”Io con Santoro non c’entro nulla. Ballarò è stato ideato prima del siluramento di Santoro [...] Fare una trasmissione giornalistica vuol dire andare a rompere i coglioni al manovratore, fare domande da contro-potere [...] Forse noto più facilmente i difetti della destra. [...] Dopo la prima puntata hanno scritto che ero vestito come un impiegato con i pantaloni troppo lunghi [...] Che dovevo fare? I pantaloni erano obiettivamente lunghi. Uno si concentra sulla Fiat, si prepara e documenta e poi scopre che quello che dà fastidio è la lunghezza dei pantaloni [...] Sono nato a Roma, famiglia borghese [...] Liceo al Tasso negli anni ”80. Ero anarchico all’epoca. Leggevo Stirner e Jean Sorel [...] Il Tasso era un mondo chiuso che supponeva di essere un mondo intero. Noi ci consideravamo i presidenti del consiglio del mondo. Avevamo la soluzione per tutti i problemi della Terra [...] Mi ero iscritto alla Luiss ma mi ero reso conto che il giornalismo era un mondo di gente che aveva tutta un cognome importante. Poi cominciai a fare qualche piccola collaborazione. Il primo articolo? Venti righe sul ”Messaggero’ sul fatto che mancava l’autobus a Casale Rocchi. 23 mila lire [...] Vinsi il concorso per la scuola della Rai di Perugia. C’erano Monica Maggioni, Gerardo Greco, Daniela Orsello, Antonio Preziosi, Lucilla Alcamisi. Andai al ”Giornale Radio’ e dopo un po’ arrivò Paolo Ruffini. Fu la svolta della mia vita. Ruffini ebbe il coraggio perfino di mandarmi giovincello a fare il corrispondente da New York. Li cominciai anche a fare televisione. Ed eccomi qua [...] Giocavo nel Casale Rocchi. Ero centravanti, arrivai secondo nella classifica cannonieri. Giocavamo contro la Romulea, contro Boccea. Partite dure. I difensori menavano. Ero piccoletto. Gli stopper mi sputavano in testa. Partite stupende. Belle risse. Mi divertivo molto. Spesso alla fine rimanevamo chiusi negli spogliatoi con i genitori che ci volevano menare. Due o tre volte ci ha salvato la polizia”» (Claudio Sabelli Fioretti, ”Sette” n. 11/2002).