Varie, 12 novembre 2002
TIRABASSI Giorgio
TIRABASSI Giorgio a Roma 1 febbraio 1960. Attore • «Con l’ispettore Ardenzi di Distretto di polizia è diventato un personaggio familiare, l’amico che tutti vorrebbero avere, ma anche una star. […] Nato in teatro alla scuola di Proietti, grande osservatore della realtà, continua a coltivare una vena d’ironia amara, molto romana, di chi ne ha viste tante e sa da che parte stare. E ha un’innata simpatia per gli sconfitti. […] “Mio padre faceva il tappezziere, mia madre la contabile al San Camillo. Sono cresciuto al campetto di Valle Aurelia, in una casa popolare, accanto a dilettanti che poi sono diventati banditi autorevolissimi. Vengo da quel tipo di filosofia, ma, come dire, ho avuto la possibilità di essere dall’altra parte. Quando giocavamo a pallone c’era qualcuno che la buttava là: ‘Andiamo a togliere le ruote alla 500?’. Se fossi andato, anch’io avrei un posto fisso a Rebibbia. […] Se fai l’attore con i mezzi teatrali non è facile. O fai la solita vita oppure dai una capocciata in faccia a Costanzo e diventi famoso ... Ma devi avere le capacità”» (Silvia Fumarola, “la Repubblica” 3/11/2002) • «[...] Non è un Adone, Tirabassi. Ma, la faccia perbene, la vitalità, la battuta e la risata pronta lo rendono familiarmente seducente. È l’uomo della porta accanto, ma con qualcosa in più. Un qualcosa che si scopre andando al cinema, accendendo la tv. [...] Come nasce attore, Tirabassi? “Andando al cinema. Sono un bambino romano, del Trionfale, gioco a pallone, vado matto per il cinematografo. Un giorno vado a vedere Per un pugno di dollari . È la fine, anzi l’inizio. Torno a casa, divento Clint Eastwood e costringo mio fratello a fare il cattivo, Gian Maria Volonté: non so le volte che l’ho ammazzato [...] La scuola, le suore prima, i salesiani poi, le recite, Ragioneria - i miei genitori, piccolo borghesi, hanno sacro timore della contestazione e degli scioperi nei Licei - le fughe in teatro, la scuola di recitazione, i primi ruoli in palcoscenico, il militare a Firenze, altri spettacoli, altra gavetta. E finalmente il provino con un mostro sacro come Gigi Proietti. Che mi prende... [...] Io mi considero una persona civile, che deve fare ancora tanto, nella carriera e nella vita”» (Micaela Urbano, “Il Messaggero” 27/9/2005).