Varie, 12 novembre 2002
LUGARESI Edmeo
LUGARESI Edmeo Cesena 30 aprile 1928, Cesena 26 settembre 2010. Imprenditore. Presidente del Cesena calcio dall’80 al 2002 (quando passò la mano al figlio). «Una volta i giocatori firmavano il contratto alle cifre che noi dirigenti decidevamo. Ora non funziona più così. L’arrivo dei procuratori prima e la sentenza-Bosman poi hanno finito per stravolgere i ruoli. Il coltello è finito nelle mani dei calciatori e gli ingaggi sono lievitati. Anche le società piccole come la nostra si sono fatte travolgere da questi eventi e sono andate in difficoltà […] Presi Marcello Lippi nel 1989. A dire il vero era la mia seconda scelta. La prima era Fabio Capello, che all’epoca faceva il dirigente del Milan. Ma Berlusconi non volle lasciarmelo e allora scelsi Lippi, che era in C alla Carrarese. Aveva un carattere spigoloso, all’epoca, ma era un mago a preparare la partita. Lo sento ancora. E devo dire che nel tempo è migliorato anche a livello caratteriale. Quando è arrivato alla Juventus ha allargato le proprie vedute e infatti ha subito centrato l’obiettivo, vincendo uno scudetto […] Bagnoli è stato il mio primo allenatore. Un uomo onesto, un grande tecnico. Lo scudetto che ha vinto a Verona è uno dei pochi miracoli del calcio italiano. Osvaldo, poi, ha deciso di farsi da parte per non trascurare la propria famiglia: una scelta che testimonia la grandezza dell’uomo. Bigon, al contrario, è stato bravo e fortunato. La sua fortuna è stata quella di allenare il grande Napoli di Maradona […] Marco Tardelli era molto giovane quando arrivò in Romagna. Pensava e si comportava da calciatore. La gente di Cesena lo vedeva in giro la sera insieme ai giocatori e iniziò a contestarlo. Quello è stato il suo unico errore […] Non posso dimenticare il primo centravanti che ho avuto, Antonio Bordon. Eccezionale. Poi ne sono passati altri anche più forti. Tipo Schachner, l’acquisto migliore del Cesena, e Hubner, che continua a segnare in A. Poi sono legato ai ragazzi che abbiamo lanciato noi come Agostini e Rizzitelli. Infine Comandini […] La B è il nostro habitat naturale. La serie A per il Cesena è come una torta: mangiarla dà un gran gusto ma sai già in partenza che prima o poi finisce. La C1, invece, è un inferno. Ciò che non sopporto sono i campetti di periferia. A me mancano Marassi, il San Paolo» (Alessandro Burioli, “La Gazzetta dello Sport” 6/11/2002).