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 2002  novembre 11 Lunedì calendario

LAMBERTI

LAMBERTI Giorgio Brescia 28 gennaio 1969. Ex nuotatore. Esordio in Nazionale A nel 1986 ai Campionati del Mondo in Spagna, secondo posto ai Campionati Europei 1987 sui 200 mt. stile libero (Strasburgo). Finalista alle Olimpiadi 1988 (Seul) nella staffetta 4x200 mt. stile libero (quinto posto). Campione d’Europa a Bonn 1989 nei 100-200-4x200 mt. stile libero. Primatista del mondo 1989-1999 sui 200 mt. stile libero (1’46’’69). Campione del mondo a Perth nel 1991 sui 200 mt. stile libero, terzo nei 100 mt. e nella staffetta 4x200mt. stile libero. Secondo ai campionati europei nel 1991 ad Atene sui 200 mt. e nella staffetta 4x200 mt., terzo sui 100 e sui 400 stile libero. Finalista alle Olimpiadi di Barcellona 1992 nella staffetta 4x200 mt. stile libero (quinto). «La mia era la generazione che faceva le levatacce per seguire le Olimpiadi di Los Angeles. Ed era felice di vederle anche solo davanti alla tv, le gare... Negli anni Settanta, a parte Novella Calligaris, ci si allenava un po’ così, con criteri da nazione di terza fascia. Il mio gruppo è stato pioniere della preparazione atletica applicata al nuoto [...] Gli anni dal 1983 al 1987 sono stati scandalosi, soprattutto in campo femminile. All’Europeo 1983 la Germania Est vinse oro e argento in tutte le prove delle donne. Ma le vere campionesse erano le terze classificate. [...] La question doping purtroppo è stata affrontata con la stessa superficialità che caratterizza altri aspetti della vita [...] Ho ancora in corso una causa con una rivista Usa che scrisse, quando Thorpe si avvicinò al mio primato: ” giunto a un centesimo dal record di Lamberti, doping effected”. Noi italiani non siamo ancora accettati, al massimo ci danno dei bari» (Flavio Vanetti, ”Corriere della Sera” 31/7/2001). «Il nuoto gli ha dato tanto. Da ragazzo timido e schivo Giorgio Lamberti è diventato un campione maturo, un uomo solido, quadrato e sereno. Giorgio era in forma strepitosa, quel mercoledì d’agosto a Bonn. Aveva vent’anni e voleva a tutti i costi cancellare quella maledetta Olimpiade fallita a Seul. Ha affrontato i 200 stile libero con la forza di un leone: 1’46’’69, mezzo secondo al secondo (nel senso di avversario), record del mondo stracciato, battuto soltanto dieci anni dopo da Grant Hackett a Brisbane. ”Ero arrivato all’Europeo in forma eccellente, convinto delle mie capacità. Ho coronato un sogno” dice tranquillo davanti alla telecamera, come se fosse stata la cosa più facile del mondo. [...] ”Io sono sempre andato per la mia strada, soprattutto quando ero sicuro delle mie forze. Mi sentivo leggero sull’acqua, stavo bene. Sono andato subito in testa, ma con naturalezza. Addirittura dopo la prima virata dei 50 metri ho guardato a destra e non ho visto nessuno: pensavo di aver sbagliato tattica. Preso dall’euforia andavo troppo veloce, così ho ridotto il ritmo della gambata e ho atteso il mio diretto avversario, lo svedese Holmertz alla mia destra [...] La seconda vasca è stata di attesa. stata una gara tattica, non per cercare il record del mondo che arrivò perché ero in una condizione fisica straordinaria [...] Ho accelerato un po’. Ho cercato di aumentare la frequenza delle battute di gambe per tenere a bada Holmertz e prima dell’ultima virata pensai: voglio vedere come farai a venire a prendermi. Ero preso da euforia agonistica e pronto al rush finale. Non avevo dubbi, non avevo incertezze: in quel momento l’atleta riesce a realizzare se stesso e i suoi obiettivi [...] La premiazione, l’inno di Mameli, il fatto di rappresentare il tuo Paese. Ho sempre nutrito un profondo rispetto per i colori azzurri, l’orgoglio di arrivare primo e ascoltare l’inno. Un’emozione che ho trasmesso alla mia famiglia, alle persone che mi vogliono bene [...] La famiglia mi ha dato tantissimo. Non mi ha mai esasperato, mi ha sempre lasciato praticare il nuoto con naturalezza, anche in gioventù non sono mai venuti a vedere le gare. Un po’ perché non li volevo, per scaramanzia e per tensione, ma loro sono sempre rimasti a casa con discrezione, a soffrire in silenzio davanti alla tv [...] Tendevo a crescere e avevo bisogno di attività motoria. Quel giorno non c’era il medico di famiglia e mia madre andò dal dottore di turno. Lui mi consigliò di nuotare, ma non so come si chiama. rimasto una leggenda, per me è come un angelo custode: ha lanciato questo messaggio e poi è scomparso per sempre”» (Gabriella Mancini, ”La Gazzetta dello Sport” 18/4/2004).