Varie, 11 novembre 2002
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Vincent Arnaud
• Nancy (Francia) 30 novembre 1974. Motociclista. Nel 2002 ha vinto il mondiale delle 125 • «Non si può dire che sia un predestinato. Di ragazzi che hanno la sua stessa passione per la moto è pieno il mondo, ma arrivare a vincere un titolo Mondiale diventa realtà per uno su un milione. Sulla possibilità di riuscirci non avrebbe scommesso molto nemmeno lui, questo francese minuto e silenzioso, con il viso da moschettiere, pizzetto e coda di cavallo, ma carattere da lupo solitario. […] In sella è arrivato quasi per scommessa. In famiglia tutti erano appassionati di moto, ma per lui le corse sono state una conquista. Per i genitori, piccoli imprenditori nel settore delle opere pubbliche, non c’era possibilità di trovare un budget per andare in pista. Così, a Mentone, dove si è trasferito dopo tre anni trascorsi a Ventimiglia (ma non è lì che ha imparato l’italiano che adesso parla benissimo), ha mollato subito i libri iniziando a lavorare per mettere insieme i soldi che servivano a soddisfare la sua passione. Ha fatto di tutto: pittore, elettricista, posatore di moquette. Per le feste si trasferiva a Montecarlo, dove distribuiva volantini pubblicitari davanti ai negozi. Ma soprattutto il meccanico, fino al ”96: così metteva a posto da solo la moto che usava per le prime corse. A 18 anni il cross, poi anche le cronoscalate, con una Honda 500 Supermotard. Sempre da solo. ”Mettevo la moto nel furgone e andavo. Molta gente ha bisogno degli altri per fare le cose. Io mi arrangio da solo, ho sempre dovuto fare così”. Non soltanto nelle corse. La leggenda narra che quando incalza l’estate e la Costa Azzurra diventa un carnaio, prende il sacco a pelo e sale in montagna, campeggiando all’aperto. Sempre solo. Nelle corse è uno specialista della minima cilindrata. In 125 ha vinto il campionato francese e l’Europeo nel ”97, anno dell’esordio, correndo anche contro Marco Melandri, poi il salto nel Mondiale, sempre con l’Aprilia nel team dello spagnolo Aspar Martinez imbottito di italiani. Lì ha imparato la nostra lingua. Due anni discreti ma non esaltanti, un 2001 decisamente negativo con la Honda, il ritorno all’Aprilia e il titolo» (Filippo Falsaperla, ”La Gazzetta dello Sport” 8/11/2002).