Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2002  novembre 11 Lunedì calendario

Malone Karl

• Summerfield (Stati Uniti) 24 luglio 1963. Ex giocatore di basket. Quasi tutta la carriera con gli Utah Jazz (ma nel 2003/2004 ai Los Angeles Lakers). Fu scelto (da Louisiana Tech) nel draft del 1985 con il numero 13 assoluto (prima di lui vennero chiamati Wayman Tisdale, Benoit Benjamin, Joe Kleine, Jon Koncak, Ed Pinckney, Keith Lee e Kenny Green...). Mvp della stagione regolare nel 1997 e 1999. Fu anche miglior giocatore dell’All Star Game nel 1989. Detiene il record per i playoff per il maggior numero di liberi realizzati senza errori (18, il 10 maggio 1997 contro i Lakers) • «Joe Klein, Jon Koncak, Keith Lee, Benoit Benjamin, Ed Pinckney, Kenny Green: sono solo alcuni dei giocatori scelti prima di Karl Malone nel draft ’85. Facile sorridere, ora. Ora che la più grande ala pivot nella storia della Nba ha detto basta, dopo aver riempito i libri dei record, aver emozionato generazioni di tifosi, averli lasciati a bocca aperta per la sua straordinaria longevità, salutando con un fisico, ancora [...] a 41 anni, scolpito nel marmo. Ora che i ricordi dei suoi pick and roll con John Stockton riempiono la memoria di brividi interminabili, di istantanee che sono pagine indelebili di una pallacanestro antica, quella degli allenatori, quella di un basket ragionato, non dominato dall’atletismo, dall’evoluzione della specie. [...] fantastica carriera, fatta di 19 campionati, 1476 partite, 2 titoli di mvp, 3 finali, 36.928 punti (25 a partita), 14.968 rimbalzi, 9787 liberi realizzati, e [...] senza aver mai vinto l’anello [...] la leggenda del Postino resterà una delle più grandi di sempre, indipendentemente dal fatto che non sia mai riuscito a scalare l’ultima montagna. Fa rabbia pensare a quella palla che Jordan gli strappò dalle mani, per una, sola, maledetta volta, tenere come il burro, lui che ha sempre avuto due tenaglie, in gara-6 delle finali ’98. Era la volta buona, ma dall’altra parte c’era il più forte di sempre. In fondo, si può consolare pensando che non sono solo gli anelli a definire la grandezza di un giocatore. Forse che Scott Williams, tre titoli con Chicago, lascerà il segno più di Malone? La cultura del suo fisico è stata maniacale, quasi quanto la passione per la palla a spicchi del suo gemello sul parquet. “Stockton to Malone” è diventata una parola unica. Indivisibili. Hanno fatto del pick and roll un’arte, una scienza, un’arma che gli avversari conoscevano alla perfezione, ma non sapevano mai come fermare. E quello è il simbolo della vera grandezza: quando non devi ricorrere a trucchi, non devi inventare nulla, ma ti limiti a mettere sul campo i tuoi giocatori più forti, che eseguono l’azione che li ha resi immortali, e chi ti sta davanti non ha risposte, hai raggiunto la vetta. Karl non verrà ricordato per la sfortunata stagione con i Los Angeles Lakers. Aveva ceduto alla tentazione, era sicuro (come Gary Payton) che accoppiandosi a Kobe e Shaq avrebbe potuto far parte di una squadra leggendaria, una che poteva schierare contemporaneamente 4 futuri hall of famer. Vincere il titolo doveva essere una formalità. Ma le bizze di un bambino viziato gli hanno rovinato tutto. Poi il ginocchio ha fatto crac. Per la prima volta in carriera è stato costretto ad andare sotto i ferri. Una lunga estate di passione, di meditazioni, di scelte difficili da affrontare. Passavano i giorni, i mesi. Le tentazioni erano tante, quante le squadre che bussavano alla sua porta: San Antonio, Miami, Minnesota, Detroit. Tutte in odore di titolo. Un’ultima chance, alla quale Malone ha detto no. E ha fatto bene. Inutile legittimare le malelingue che sostengono la tesi opposta, cioè quella che senza anello Karl avrà qualcosa in meno dei giganti di questo sport, i Bird, i Magic, i Shaq, i Jordan. Falso. Meglio lasciare così, abbandonando la voglia di comprarsi una vittoria finale al supermarket, da comparsa. Non sarebbe da lui. [...]» (Massimo Oriani, “La Gazzetta dello Sport” 13/2/2005). «Il secondo miglior realizzatore della storia, dietro solo a Jabbar. Per questo lo chiamano il Postino, perché consegna sempre la sua posta, cioè mette i palloni nel canestro puntuale come un Mailman, appunto. È scontroso, sempre pronto a fare polemica. Storiche quelle con il proprietario Larry Miller […] Gli piace andarsene in giro con una Harley, scorazzare per l’America con un Tir e ha pilotato anche un aereo di linea. […] Si ricordano i suoi canestri, certo, ma anche i suoi gomiti che dominano l’area come pale di elicottero. Nel ’91 stese Isiah Thomas, nel ’98 mise k.o. David Robinson, l’anno successivo riarrangiò la dentatura di Joe Kleine e provocò un bell’ematoma sulla testa di Brian Grant. La sua vita è clamorosa. Dice che gliene sarebbero servite altre dieci per fare tutto ciò che avrebbe voluto. Ha fatto il dj in una radio di Los Angeles. Vorrebbe fare l’attore: “Leggo benissimo Tolstoy e Dostoevsky”, dice. Nutre ancora il sogno di diventare poliziotto, come il suo collega Shaq. Gli piacerebbe mettersi al volante di una macchina da corsa. Qualche anno fa aveva pensato di trasformarsi in un lottatore o in un giocatore di football con il pallino di vestire la maglia dei Dallas Cowboys. E ora gli è venuta la fissa di entrare in politica, soprattutto dopo aver incontrato recentemente il presidente Bush alla Casa Bianca: pensa alla carica di Governatore dell’Arkansas, lo Stato di Clinton, dove possiede un enorme ranch e lavora la terra per tenersi in forma d’estate; o in Utah, dove spera nella fedeltà dei suoi tifosi; o magari in Alaska, dove ha un’altra casa e va a pescare» (“La Gazzetta dello Sport” 3/11/2002).