11 novembre 2002
MALDERA Aldo
MALDERA Aldo. Nato a Milano il 14 ottobre 1953. Calciatore. Dieci presenze in nazionale, con il Milan ha vinto lo scudetto 1978/79 (quello della stella) e la Coppa dell Coppe 1972/1973 (più tre Coppe Italia), con la Roma quello 1982/83. Ha chiuso nella Fiorentina (in serie A tre presenze anche col Bologna, ad inizio carriera). «[...] Ha giocato dieci anni nel Milan e tre nella Roma. Ha vinto due scudetti: con il Milan e la Roma di Nils Liedholm. Erano tre i fratelli Maldera: lo stopper Gino, il difensore Attilio e il terzino sinistro Aldo. Era un fluidificante, l’ultimo dei Maldera. Diventerà Malderaterzo, stella del Milan della Stella. E San Siro canterà: ”Rivera Maldera Italia rossonera”. [...] ”Papà faceva il fruttivendolo. Prima lavorava all’ortomercato, poi ha preso una bancarella, poi ha messo su un negozio di frutta e verdura a Bresso e comperato un motocarro. Gente semplice, con nomi semplici... [...] Antonio e Antonia. Loro pensavano al futuro, a noi. Sono partiti da Corato, da Bari, con due figli maschi. ’Qui a Milano c’è il lavoro’, diceva sempre papà. A Milano in via Legnone siamo nati io e le mie due sorelle Antonietta e Rosa. Eravamo una grande bellissima famiglia di meridionali”. Sono cresciuti nella Milano operaia. [...] Papà si arrabbiava, oddio si arrabbiava, brontolava perché Ginone rompeva un paio di scarpe da tennis alla settimana. Diceva, papà: ’Non dovete pensare solo al calcio, studiate perché senza un pezzo di carta non si va da nessuna parte. Era contento del Gino, lui lavorava alla Breda, sapeva disegnare. Ma la passione era quella e Gino ha scelto il calcio, il Milan. Anche Attilio e io dietro. Papà si è arreso”. Aldo corre dove c’è un campo libero. A Cusano Milanino, il paese del Trapattoni, c’è una buona compagnia. ”Ci andavo tutti i giorni, a piedi, di corsa. Bresso Cusano, panini e un ghiacciolo. C’era anche Lele Oriali, diventato campione del mondo. Lì faceva tutto il signor Crippa. Antonio Crippa. [...] raccontava storie di giocatori e di provini e di viaggi. Una volta portò in prova un ragazzo al Torino. E questo ragazzo aveva le gambe magre e bianche. Pioveva, quel giorno, c’erano pozzanghere dappertutto. Lui allora prese del fango e lo spalmò sulle gambe bianche per dare un tono di vissuto. ’Vedrai che ti prendono’. ’Lo presero, signor Crippa?’ ’Certo che lo presero’”. Il Milan prende Aldo e i suoi fratelli. ”Io dovevo andare all’Inter. C’era l’accordo, ma hanno telefonato da Milanello, informati da Gino. Ero l’ultimo della famiglia, non potevo fare deviazioni [...] Papà mi portava all’allenamento con il motocarro Guzzi . Faceva un rumore pazzesco, arrivavo rintronato. Pensavo: se divento giocatore e guadagno i soldi giusti, compro un camioncino o un’Ape nuova a mio padre”. L’allenatore è Nereo Rocco e fa esordire Aldo a Mantova. Il numero tre dei Maldera ha 18 anni e gioca al posto di Gianni Rivera, squalificato per uno dei suoi attacchi agli arbitri. ”Il Paron mi mostra la maglia numero dieci. Prima dice: ’La conosci?’. Io divento tutto rosso, io sono sempre stato timido. ’Beh...’ E lui, in triestino ’Ciò, varda ’sto numero, xe bon, el porta ben’ . Porta bene, benissimo. la maglia di Rivera. Io quando sono arrivato a Milanello gli davo del lei. Lo chiamavo signor Rivera e lui mi diceva. ’Senti, io sono Gianni’. E io: ’Sì, signor Gianni’. Rivera rideva: ’Puoi fare un sforzo, puoi darmi del tu, siamo colleghi. O no? Tu dove giochi?’. Non ci riuscivo, mi si chiudeva la gola. Era Rivera. difficile raccontare quello stato d’animo. Io sognavo di diventare calciatore, forse sognavo di entrare a San Siro. Ma mai di giocare con Rivera”. Farà coppia, con Rivera. Nell’anno dello scudetto numero dieci, quello della stella, Maldera segna nove gol. Tre meno del cannoniere Bigon, due più del centravanti Chiodi. Ricorda, Aldo: ”Con Gianni era tutto facile. Io partivo e sapevo che la palla mi arrivava. Liedholm mi diceva: ’Invece di crossare tira, se tiri puoi fare gol. Anch’io facevo come te’”. Il Barone lo chiama a Roma, ancora scudetto. [...]» (Germano Bovolenta, ”La Gazzetta dello Sport” 20/3/2005).