Claudio Rendina, Roma. Storia, arte, segreti e curiosit, Newton Compton, 11 novembre 2002
I busti del Pincio. Ai tempi della Repubblica romana del 1849, il triumvirato composto da Mazzini, Saffi e Armellini stanziò un fondo di 10 mila lire per dei busti marmorei di grandi personaggi italiani con cui adornare il Pincio
I busti del Pincio. Ai tempi della Repubblica romana del 1849, il triumvirato composto da Mazzini, Saffi e Armellini stanziò un fondo di 10 mila lire per dei busti marmorei di grandi personaggi italiani con cui adornare il Pincio. Caduta la repubblica, Pio IX decise di usarli comunque, ma ai personaggi non graditi vennero cambiati i connotati. La sera del 14 gennaio 1860, Savonarola, Caio Gracco e Pietro Colletta finirono nello studio dello scultore Stocchi per diventare rispettivamente Guido d’Arezzo, Vitruvio e Plinio il Vecchio. Un altro scultore, il Sarocchi, trasformò in Orazio il Gattamelata cambiando solo il nome. Leopardi diventò Zeusi, Machiavelli Archimede. Un terzo scultore, il Conti, ricavò Lorenzo il Magnifico da Giovanni dalle Bande Nere. Il busto di Vittorio Alfieri sopravvisse ma su protesta papale fu tolto dal Pincio e tornò trasformato in Vincenzo Monti.