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 2002  novembre 11 Lunedì calendario

Bergkamp Dennis

• Amsterdam (Olanda) 10 maggio 1969. Ex calciatore. Secondo dietro Roberto Baggio nella classifica del Pallone d’Oro 1993, terzo nel 1992 (dietro Van Basten e Stoichkov), quarto nel 1997 (dietro Ronaldo, Mijatovic e Zidane), ottavo nel 1998. Con la nazionale fu quarto ai Mondiali del 1998 e terzo agli Europei del 2000. Con l’Ajax vinse la coppa delle Coppe dell’87 (finalista nell’88) e la coppa Uefa del 1992, con l’Inter quella del 1994, con l’Arsenal fu finalista in quella del 2000 e nella Champions League del 2006• «Detto ”l’uomo di ghiaccio” per il suo sguardo vitreo ma anche per la sua flemma, grazie al suo raffinatissimo sinistro è uno degli attaccanti più tecnici e imprevedibili, frenato forse solo da un carattere introverso e da un’autentica fobia per il volo (dopo lo choc per un allarme-bomba durante i Mondiali del 1994 in Usa) che lo induce tuttora a usare auto o treno per le trasferte. Cresciuto nell’Ajax, ha mostrato tutte le sue qualità contribuendo in sei stagioni alla conquista di una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa, un campionato, una Coppa e una Supercoppa. Per tre volte (1991 con Romario, 1992 e 1993) è stato capocannoniere del campionato olandese. Dopo essere stato a lungo corteggiato dalla Juventus, è stato acquistato dall’Inter dove non è però riuscito ai massimi livelli soprattutto a causa del carattere. Con la maglia nerazzurra ha vinto solo la Coppa Uefa 1993/94 prima di passare all’Arsenal nel 1995 per oltre 20 miliaardi di lire. Con la squadra inglese ha vinto campionato e Fa Cup nel 1998 e nel 2002» (S.L.P., Enciclopedia dello Sport, Treccani 2002). «Detto Dennis the Menace (come il personaggio dei fumetti), Bergy, the Iceman ma, soprattutto, the non-flying Dutchman (’l’olandese non-volante”). [...] Solo nel 1994, subito dopo il mondiale Usa, l’attaccante rese pubblica la sua paura: spiegò che quando era in campo a giocare lontano da casa non riusciva a dare il massimo, preoccupato com’era per il volo di ritorno, e si imbarcò per questo nella sua personale odissea di macchine e treni. [...] Con l’Italia ha un conto aperto. [...] Venne all’Inter dall’Ajax nel campionato 93-94, credette alle solite promesse di rinnovamento e calcio d’attacco fatte dai dirigenti nerazzurri e si trovò accoppiato al dribblomane uruguagio Ruben Sosa. I due non si potevano sopportare e il biondo olandese fu liquidato due anni dopo come un bidone, primo di una lunga serie di bidoni nerazzurri che comprende - com’è noto - Roberto Carlos e Ronaldo tra i tanti. Prima di andare via dall’Italia, Bergkamp ebbe il tempo di radiografare il nostro calcio così: ”In Italia i tifosi ti vedono come un dio. Vogliono toccarti e questo sembra dar loro una grande emozione. Adulti che ti vogliono toccare, incredibile!”. Questo sfogo calvinista lo rese definitivamente antipatico a noi mediterranei, ma in Inghilterra - dove prese la mania di rimproverare i suoi compagni se appena puzzavano un po’ d’alcool - scoprirono il funambolo trequartista che era in lui, per nulla divino né stralunato, ma comunque eccezionale. Disse una volta Nick Hornby: ”Bergkamp? A volte penso che abbia tre gambe!”» (Alberto Piccinini, ”il manifesto” 26/11/2003).