Luciano Bianciardi, Un volo e una canzone, ExCogita, 8 novembre 2002
Solo a un temerario come Italo Pietra, già comandante partigiano in Oltrepò e poi inviato del Corriere, poteva venire in mente di mandare Luciano Bianciardi, scrittore anarchico e ribelle, al Vittoriale
Solo a un temerario come Italo Pietra, già comandante partigiano in Oltrepò e poi inviato del Corriere, poteva venire in mente di mandare Luciano Bianciardi, scrittore anarchico e ribelle, al Vittoriale. Accadde nel 1963 quando Pietra dirigeva l’innovativo Giorno. E Bianciardi traccia un ritratto della casa di D’Annunzio e di D’Annunzio stesso tutt’altro che impietoso e antipatizzante definendolo infine "un nonno strambo, ma a suo modo geniale". Luciano Bianciardi nasce a Grosseto nel 1922 ed emigra a Milano per lavorare alla nascente Feltrinelli. Si fa licenziare e si dà alle traduzioni dall’americano, attività malpagata che continuerà a svolgere per mantenere la famiglia a Grosseto e quella nuova a Milano. Intanto scrive romanzi, tra cui La vita Agra. Muore a Milano nel 1971.