Come se,di Bruno Schacherl,Edizioni Cadmo, 8 novembre 2002
I guanti di Bottai. "Nella primavera del 1942 si svolse a Badia a Settimo, un sobborgo a una decina di chilometri sull’altra riva dell’Arno rispetto alle Cascine, una cerimonia ufficiale
I guanti di Bottai. "Nella primavera del 1942 si svolse a Badia a Settimo, un sobborgo a una decina di chilometri sull’altra riva dell’Arno rispetto alle Cascine, una cerimonia ufficiale. La salma di Dino Campana, il poeta ”maledetto” morto dieci anni prima nel vicino manicomio di Castel Pulci, veniva traslata in una piccola splendida pieve romanica quasi in riva al fiume. Un bel gruppo di letterati fiorentini prese il tram che si fermava qualche centinaio di metri prima. In testa, naturalmente, De Robertis e i suoi allievi e poi Bigongiari, Luzi, credo anche Carlo Bo, ma ricordo anche Vittorini, Gatto, Pratolini... La piccola comitiva restò per qualche minuto ad attendere su quel sagrato erboso. Si aspettavano le ”autorità”. Arrivò infatti Bottai, il ministro della pubblica istruzione... Volle farsi presentare a tutti, e forse per dimostrare a quei ”bigi” degli intellettuali fiorentini che anche lui sapeva essere uomo di mondo, al saluto fascista aggiunse per ciascuno una stretta di mano. Soltanto che per darla non si tolse i guantoni d’ordinanza, quelli lunghi fino al gomito da ”moschettiere del duce”".