Umberto Botttazzini, ìIl Sole-24 Oreî, 19/07/1998, 19 luglio 1998
Piramidi. Solo su un punto, concede Neugebauer, forse il più grande storico della matematica e dell’astronomia antica, la tradizione egizia esercitò ”un’influenza veramente benefica”, nell’uso del calendario egizio da parte degli astronomi ellenistici
Piramidi. Solo su un punto, concede Neugebauer, forse il più grande storico della matematica e dell’astronomia antica, la tradizione egizia esercitò ”un’influenza veramente benefica”, nell’uso del calendario egizio da parte degli astronomi ellenistici. Nel calendario egizio un anno constava di 12 mesi di 30 giorni ciascuno e di cinque giorni supplementari alla fine di ogni anno.’Questo calendario-afferma Neugebauer- è infatti l’unico calendario intelligente che sia mai esistito nella storia umana ”, di gran lunga superiore al calendario strettamente lunare dei Babilonesi o ”ai caotici calendari greci, che dipendevano per le loro intercalazioni non soltanto dalla Luna ma anche dagli eventi politici locali”. Un secondo contributo egizio fu la divisione del giorno in 24 ore, anche se di lunghezza variabile a seconda delle stagioni. Siccome nell’astronomia ellenistica i computi venivano fatti adottando il sistema sessagesimale di origine babilonese, la nostra divisione del giorno in 24 ore di 60 minuti ciascuna, conclude Neugebauer, ”è il risultato di una modificazione ellenistica di una pratica egizia, combinata con procedimenti numerici di origine babilonese” .