Antonia Matarrese, LíEspresso 23/07/1998, 23 luglio 1998
Le perle coltivate sono minacciate da un virus che sta uccidendo 15 milioni di ostriche all’anno. La marea rossa (Red Tide) si è abbattuta sui mari del Giappone, il più grande bacino perlifero del mondo, dimezzando la produzione e facendo aumentare i prezzi di mercato del 25% (in Italia un filo lungo 40 centimetri per 7 millimetri di diametro è passato dai 4,5 ai 6 milioni di lire)
Le perle coltivate sono minacciate da un virus che sta uccidendo 15 milioni di ostriche all’anno. La marea rossa (Red Tide) si è abbattuta sui mari del Giappone, il più grande bacino perlifero del mondo, dimezzando la produzione e facendo aumentare i prezzi di mercato del 25% (in Italia un filo lungo 40 centimetri per 7 millimetri di diametro è passato dai 4,5 ai 6 milioni di lire). Le perle potrebbero sostituire l’oro, che è in caduta, come bene di rifugio. Nel 1997, il Giappone ha esportato perle per 508 milioni di dollari, l’Italia ne ha importate per 20,5 milioni (di dollari). La prospettiva di un aumento delle quotazioni e di una offerta sempre più scarsa delle perle giapponesi classiche, quelle chiare, apre spazi di mercato alla produzione delle perle scure che vengono dalla Polinesia. La coltivazione delle perle nella Polinesia francese rappresenta il business del futuro per rimpiazzare i miliardi di dollari che la Francia ha pompato nell’economia locale durante i 30 anni di esperimenti nucleari: il valore delle esportazioni, insignificante nel 1963, nel 1997 è stato di 147 milioni di dollari, e nel giro di cinque anni arriverà a 500 milioni di dollari.