Ennio Caretto, ìCorriere della Seraî 20/07/1998, 20 luglio 1998
Prime pagine. Ogni giorno alle 16.30, nella Sala delle conferenze al quarto piano del palazzo della quarantatreesima strada, il direttore del «New York Times» Joseph Lelyveld apre la riunione sulla prima pagina
Prime pagine. Ogni giorno alle 16.30, nella Sala delle conferenze al quarto piano del palazzo della quarantatreesima strada, il direttore del «New York Times» Joseph Lelyveld apre la riunione sulla prima pagina. Il caporedattore Allan Seagal e i dieci capiservizio gli presentano il meglio delle notizie raccolte dai 350 reporter in 46 redazioni in tutto il mondo. Normalmente c’è spazio per sette titoli in prima pagina, e la scelta è laboriosa. La decisione finale spetta a Lelyveld o al vicedirettore Bill Keller, ma l’eminenza grigia è il ringhioso Seagal, da 37 anni al «Times», una specie di ”Caronte” che non lascia ”traghettare” nessuna notizia in prima pagina senza il suo consenso. Per Seagal è necessario «rispettare il mix», cioé mantenere l’equilibrio tra la politica ed il varietà. «La nostra prima pagina deve farsi leggere e mettere k.o. le altre», ricorda l’agguerrito giornalista. Del resto, si tratta di una prima pagina in grado di far tremare la Casa Bianca. Enorme è l’influenza esercitata sui media: alle 16.30 si decidono le notizie che si diffonderanno in serata e la mattina successiva; entro le 19.30 gli altri giornali Usa vedranno il sunto della prima pagina del «New York Times» su Internet; entro le 21 ne leggeranno il contenuto; l’ultima edizione dei telegiornali la riprenderà; le testate regionali che ne hanno il copyright (350) ne pubblicheranno subito una o più parti e i fogli concorrenti saranno costretti a copiarla. E il fenomeno si ripeterà in Europa, Asia, Africa, America Latina. Il mito è tale che anche se la scelta è sbagliata, gli altri media gli vanno al traino (il 3 maggio scorso l’eccessivo rilievo dato alla sperimentazione di farmaci contro il cancro sui topi fece sì che per una settimana, in America e in Italia, dove si polemizzava su Di Bella, non si parlasse d’altro). L’edizione nazionale del quotidiano che meglio rappresenta l’intellighenzia, la finanza, la leadership del nord-est americano, raggiunge le 277 mila copie nei giorni feriali e le 417 mila la domenica.