Roberto Ciuni, "I peccati di Capri", New Deal, 1998, 29 luglio 1998
Luisa Casati Stampa, giunta a Villa San Michele nel 1920 tenendo al guinzaglio Swift, levriero bianco ed elastico come una piuma
Luisa Casati Stampa, giunta a Villa San Michele nel 1920 tenendo al guinzaglio Swift, levriero bianco ed elastico come una piuma. Scendeva a mare col pappagallo Braca-dabra e scarpine con i tacchi di madreperla. Riceveva per il tè stesa nuda su una pelle d’orso nera. «Vestiva di stoffe disegnate appositamente da Mariano Fortuny, abiti concepiti dal pittore scenografo Léon Basket, corpetti d’organza decorati con pietre dure, pantaloni laminati d’argento, scarpe dal tacco di madreperla, pellicce rare che guarnivano collo, polsi e orli. Presente a tutte le mondanità che valevano la pena di un viaggio in ogni parte d’Europa, balli parigini, prime rappresentazioni alla Scala, carnevali nizzardi, stagioni estive a Biarritz o a Capri, feste nei castelli della Loira, era il simbolo del vivere inimitabile. Aveva sedotto D’Annunzio e sedusse Romaine Brooks» che le fece, tormentosissimamente, il ritratto. Un giorno girò mezza Londra per trovare uno scheletro d’orang-outang e poi tornò a casa con un canarino. Un altro giorno, a Roma, si presentò all’ambasciata d’Inghilterra portando al guinzaglio un pavone blu e altre volte si mostrò con una scimmia ammaestrata, col corno a torciglione di un liocorno, con una tigre meccanica, con un serpente boa (arrotolato intorno a un braccio, passò un’intera serata a cena da principessa russa a carezzarlo). Voci su di lei: il suo cameriere servo negro mangia due polli al giorno procurati da Axel Munthe. Lei dorme in una bara, «ha appeso nella sua stanza degli arazzi neri, ha posato tappeti neri sulla pietra del pavimento, ha messo tendine nere alle finestre. Sceglie gli animali da portare con sè in base al colore, in modo che sia sempre in tono con l’abito indossato, cosparge di polvere d’oro il cameriere negro. drogata, è una strega. Gran vita tra Parigi, Venezia, Capri, passeggiate in Rolls Royce sul Bois de Boulogne ecc. Piantata poi dal marito Camillo, finì in miseria: i suoi debiti erano il doppio del patrimonio. «Si ridusse a Londra, proverissima: prima in una camera all’ultimo piano di un palazzone di Piccadilly, che aveva come unico charme quello di aver ospitato lord Byron; poi, durante la seconda guerra mondiale, in un seminterrato umidissimo; infine, in un appartamento di Brompton Road diviso con altra gente. Un armadietto inzeppato di bottigliette, bicchieri, ricordini, siringhe, bijouteries di nessun valore, libri antichi da poter rivendere, rappresentava il suo unico forziere. Le teneva compagnia il cagnolino Spider, un pechinese. Viveva dei regalini che con molto tatto le facevano i vecchi amici invitandola ogni tanto a cena». Cecil Beaton la scovò e lei lo ricevette con un vestito di velluto (la sua uniforme degli ultimi dieci anni), in testa un vecchio cappello a cilindro, sulle spalle una pelliccia di leopardo spelacchiata dall’uso, la veletta. Beaton, fingendo di avere come obiettivo il cane, le scattò un paio di foto.