Roberto Ciuni, "I peccati di Capri", New Deal, 1998, 29 luglio 1998
Il tribunale di Napoli, descritto da Rinaldo Schmidt alias Alexander Olinda (in Ferdinando Russo La camorra) nel 1907: «A Castelcapuano ”i giudici portano una specie di camicione nero con un colletto a ruota e una berretta di piume bianca”; al primo piano, nel vastissimo salone settecentesco della corte d’appello, tra statue e mezzibusti di marmo, i tavoli da lavoro degli avvocati, ”vecchi signori ben pasciuti e con occhiali giganti, grossi ragni alla ricerca di prede da attirare nella ragnatela”, sommersi da codici e pandette; accanto a loro, ”scribacchini dall’asptto di affamati”; all’uscio di ogni aula di giustizia, un soldato di guardia con il fucile a pied’arm; nei corridoi, per le scale, ”fole di tutti i ceti sociali a spingersi, a strignersi, ad urtarsi, muovendosi di qua e di là»
Il tribunale di Napoli, descritto da Rinaldo Schmidt alias Alexander Olinda (in Ferdinando Russo La camorra) nel 1907: «A Castelcapuano ”i giudici portano una specie di camicione nero con un colletto a ruota e una berretta di piume bianca”; al primo piano, nel vastissimo salone settecentesco della corte d’appello, tra statue e mezzibusti di marmo, i tavoli da lavoro degli avvocati, ”vecchi signori ben pasciuti e con occhiali giganti, grossi ragni alla ricerca di prede da attirare nella ragnatela”, sommersi da codici e pandette; accanto a loro, ”scribacchini dall’asptto di affamati”; all’uscio di ogni aula di giustizia, un soldato di guardia con il fucile a pied’arm; nei corridoi, per le scale, ”fole di tutti i ceti sociali a spingersi, a strignersi, ad urtarsi, muovendosi di qua e di là».