Emanuele Saracco, lettera a ìLa Stampaî 30/07/1998, 30 luglio 1998
Re. «Chi ha detto che i monarchici sono favorevoli al ritorno in Italia dei Savoia? Non lo sono i monarchici lombardo-veneti, friulani e trentini, che ricordano gli Asburgo con nostalgia e immutata devozione
Re. «Chi ha detto che i monarchici sono favorevoli al ritorno in Italia dei Savoia? Non lo sono i monarchici lombardo-veneti, friulani e trentini, che ricordano gli Asburgo con nostalgia e immutata devozione. Né lo sono i monarchici meridionali, fedeli sempre ai Borbone. Ma neppure molti piemontesi si uniscono al piagnisteo per l’esilio dei Savoia. Da piemontese e da monarchico mi sento legato a Casa Savoia, ma sino all’ultimo autentico Savoia: Carlo Felice. I Carignano, remoto e infausto ramo cadetto colpevole dell’unità d’Italia, da Carlo Alberto in avanti hanno una storia che può riassumersi in tre termini: incapacità, vergogna, treadimento. Bravi soprattutto a far sparare sulla popolazione inerme (a Torino, a Milano, a Genova, per non parlare del Sud) alle ambizioni di potere sacrificarono la loro stessa terra d’origine, la Savoia. Bastonati nel 1848. Ribastonati nel 1849. Vittoriosi grazie ai francesi nel 1859. Bastonati nuovamente nel 1866 (e salvi grazie ai prussiani). Alleati di Austria e Germania, nel 1915 tradiscono all’ultimo momento e muovono loro guerra (ci costerà 600.000 morti). Tradiscono lo Statuto, nel 1922, consegnando l’Italia al fascismo, nel 1943, scappando tra le braccia di quelli che, fino al giorno prima, erano i nemici. Chissà quali e quanti altri tradimenti e vergogne ci avrebbero riservato, se la provvidenziale cacciata non li avesse espulsi finalmente dall’Italia. Da convinto monarchico concludo: se ne stiano pure in esilio, questi Savoia (sia vivi, che morti)ª