Luciano De Crescenzo, "Il tempo e la felicit", Mondadori 1998, 31 luglio 1998
«Gli attori, che per mestiere sono soliti rappresentare i più disparati sentimenti, tra cui l’ira e il timore, quando debbono interpretare la timidezza risolvono il problema abbassando la testa e tenendo gli occhi fissi per terra
«Gli attori, che per mestiere sono soliti rappresentare i più disparati sentimenti, tra cui l’ira e il timore, quando debbono interpretare la timidezza risolvono il problema abbassando la testa e tenendo gli occhi fissi per terra. Non riescono, in pratica, ad arrossire in pubblico, il che è come dire che il rossore non può essere né represso né provocato, essendo una manifestazione dell’animo del tutto indipendente dalla volontà» (Seneca).