Marina Verna, ìLa Stampaî 01/08/1998; Cristiana Pulcinelli, ìLíUnitî 01/08/1998, 1 agosto 1998
L’astronomo James Bailey, dell’osservatorio australiano di Epping, ha rivelato una scoperta che confermerebbe l’origine extraterrestre della vita
L’astronomo James Bailey, dell’osservatorio australiano di Epping, ha rivelato una scoperta che confermerebbe l’origine extraterrestre della vita. Si tratta della teoria biologica della panspermia: i germi della vita sarebbero sparsi per tutto il cosmo e si svilupperebbero là dove trovano le condizioni opportune. Non sulla Terra , dove quattro miliardi e mezzo di anni fa non c’era ossigeno, ma solamente vulcani, lava, fulmini e un’atmosfera irrespirabile composta da ammoniaca, idrogeno, vapore acqueo e metano. Queste condizioni estreme non avrebbero permesso la nascita di un composto organico: da qui la teoria che la vita, nata altrove, sarebbe stata trasportata sulla Terra su spore che viaggiano attraverso spazi siderali, una forma di inseminazione dell’universo. Bailey offre una prova. L’astronomo ha scoperto che nella grande nebulosa di Orione si concentra una luce particolare: una radiazione polarizzata in modo circolare che va in un’unica direzione e non si espande a 360 gradi, che potrebbe aver conferito alle molecole alla base della vita la loro particolare forma: gli amminoacidi sono levogiri (fanno ruotare i fasci di luce a sinistra), mentre gli zuccheri sono destrogiri (fanno ruotare i fasci di luce a destra). Questa peculiarità le rende idonee a incastrarsi per costruire strutture più complicate, come le proteine (Mettere un amminoacido destrorso in un essere vivente sarebbe come infilare una mano sinistra in un guanto destro). Resta da spiegare perché abbiano vinto gli amminoacidi destrogiri. Ma già si può rendere giustizia all’astronomo Fred Hoyle, deriso quando parlava di virus e batteri trasportati sulla Terra dalle comete e dai meteoriti, che mimetizzò la sua ipotesi in un libro di fantascienza