r.e.s., ìLa Stampaî 04/08/1998; l.gr., ìla Repubblicaî 05/08/1998;, 4 agosto 1998
Nel triennio ’95-’97 gli stipendi dei dipendenti dello Stato sono aumentati più dei prezzi: in media le retribuzioni sono cresciute del 15 per cento circa, a fronte di un’inflazione effettiva all’11 per cento
Nel triennio ’95-’97 gli stipendi dei dipendenti dello Stato sono aumentati più dei prezzi: in media le retribuzioni sono cresciute del 15 per cento circa, a fronte di un’inflazione effettiva all’11 per cento. In diminuzione la spesa per magistrati, forze armate e forze di polizia, stabili gli insegnanti. Invece si è speso il 15,75% in più per ministri e sottosegretari: oltre nove miliardi e settecento milioni di lire nel ’97 contro gli otto miliardi 385 milioni nel ’96. Nel ’97, infatti, una legge ha equiparato le buste paga di ministri e sottosegretari parlamentari e non, riconoscendo anche a quest’ultimi un’indennità uguale allo stipendio dei parlamentari, circa 18 milioni lordi, che si aggiunge a una base di 6,6 e 5 milioni. La spesa per il personale nel suo complesso nel ’97 è cresciuta del 9,33%, largamente influenzata dai maggiori versamenti contributivi all’Inpdap. Questi dati sono contenuti nella relazione sul rendiconto generale dello Stato redatta dalla Corte dei Conti, che li ha commentati negativamente. Ma il ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini ha replicato che l’arco temporale esaminato dalla Corte non dà l’esatta misura degli andamenti complessivi. Inoltre se la spesa fosse incongrua, la prima ad aver sbagliato sarebbe stata la Corte stessa, che ha registrato i contratti collettivi del pubblico impiego ’94-’97 e non ha bloccato lo scarto del 4% ora denunciato tra la dinamica delle retribuzioni e quella dei prezzi.