Cinzia Tani, "Assassine", Mondadori, 7 agosto 1998
Erszebet Bathory, figlia di Gyorgy Bathory, nata nel 1560, a undici anni leggeva la Bibbia e la storia dell’Ungheria in latino, a dieci era stata promessa in sposa al conte Ferencz Nadasdy
Erszebet Bathory, figlia di Gyorgy Bathory, nata nel 1560, a undici anni leggeva la Bibbia e la storia dell’Ungheria in latino, a dieci era stata promessa in sposa al conte Ferencz Nadasdy. Come prevedeva la tradizione, venne trasferita nel castello della futura suocera per essere preparata al matrimonio. Si sposarono l’8 maggio 1575, la festa durò più di un mese. Il marito partì subito per la guerra contro i turchi, la giovanissima sposa si annoiava, passava il tempo a farsi vestire e pettinare, si cambiava anche 15 volte al giorno. Erszebet era una maniaca della propria bellezza, nell’anticamera del castello aveva fatto costruire un piccolo laboratorio per distillare e bruciare piante per fare cosmetici. La passione di Erszebet era torturare le domestiche: se una chiacchierava, la contessa le cuciva la bocca con del filo nero, se aveva stirato male i vestiti veniva bruciata col ferro da stiro sotto la pianta dei piedi, se rubava veniva spalmata di miele, legata a un albero e lasciata in preda alle bestie. Il conte era a conoscenza di queste pratiche sadiche, ma più che turbato ne era infastidito. Dalle torture all’omicidio il passo fu breve: Erszebet dissanguava le ragazze per fare il bagno nel loro sangue e avere così una pelle bella e lucida. Negli anni Erszebet mise su una piccola corte con le sue stesse inclinazioni sadiche: un valletto nano chiamato Ficzko, la balia Ilona e Dorottya detta Dorkò, la più crudele tra le fedelissime della padrona, che andava in paese a procurarsi giovani da mettere al servizio della contessa, possibilmente belle, bionde e vergini. Fu proprio la ricerca instancabile di ragazze che poi non tornavano a casa a far nascere e poi crescere sempre più i sospetti, finché dalla neve non spuntarono i corpi di quattro giovani massacrate e anche le illustri protezioni cedettero: il sovrano decise di far aprire un’inchiesta. I soldati che entrarono nelle segrete del castello di Erszebet trovarono la sala delle torture con i muri imbrattati di sangue, una vasca da bagno sporca di sangue raggrumato, il cadavere di una ragazza e due in agonia. Le prigioniere raccontarono di essere state costrette a mangiare la carne delle loro compagne morte. Nel diario di Erszebet si trovò la documentazione di 610 vittime. Processata tra il 2 e il 7 gennaio 1611, la contessa venne condannata a essere murata viva nella sua stanza del castello di Csejthe. Venne lasciata una fessura per il cibo e una feritoia per l’acqua, per il resto era al buio tutto l’anno. Tre anni dopo, il 21 agosto 1614, il guardiano vide che il cibo non era stato ritirato da alcuni giorni e fece abbattere la porta: la contessa era morta, sdraiata sul suo letto, vestita come al solito di bianco, coperta di gioielli.