Cinzia Tani, "Assassine", Mondadori, 7 agosto 1998
Denise Labbé, nata a Rennes, Bretagna, nel 1926, per non perdere l’amante Jacques Algarron, allievo ufficiale alla scuola di Saint-Cyr, 24 anni, bello e colto, uccise la sua unica figlia Catherine a Vendome, in Francia, l’8 novembre 1954
Denise Labbé, nata a Rennes, Bretagna, nel 1926, per non perdere l’amante Jacques Algarron, allievo ufficiale alla scuola di Saint-Cyr, 24 anni, bello e colto, uccise la sua unica figlia Catherine a Vendome, in Francia, l’8 novembre 1954. La bambina, due anni, mai riconosciuta dal padre (il fidanzato di Denise, un giovane medico), ospite della nonna, giocava in giardino con la sua bambola. La mamma le propose di lavarla, la piccola fu contenta. La madre la affogò in una bacinella di zinco piena di acqua saponata. Tra Jacques e Denise c’era un rapporto sado-masochista, lei era sempre piena di lividi, accettava con gioia ogni umiliazione e sofferenza., E lui le chiese il sacrificio della figlia in nome del loro amore. Il primo tentativo fu di buttare Catherine dalla finestra, ma le mancò il coraggio. Poi cercò di annegarla spingendola in un fiume, il 16 ottobre, ma alcuni passanti la salvarono. Nel frattempo Denise rimase incinta: Jacques la costrinse ad abortire. Poi l’omicidio, seguito immediatamente dall’abbandono dell’amante (impaurito per le conseguenze) e dal processo, a carico di entrambi, cominciato il 30 maggio 1956. Lei venne condannata all’ergastolo lui, per istigazione all’infanticidio, a 20 anni di lavori forzati.